Capitolo Zero – Sei il mio inizio

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Ho provato a scrivere ben tre inizi diversi, ma tutti sono risultati banali, artificiosi; non credo ci sia un modo giusto per iniziare se non andare dritta al punto: Tu.
Tu, che stai leggendo e che ogni mattina decidi di affrontare la vita con un sorriso nonostante tutto quello che ti porti addosso e ti insegue quando abbassi la guardia.
Ricomincio da te, perché sei un’altro me, anche se i nostri sguardi non si sono ancora mai incrociati ma in qualche modo ti trovi qui.
Tu sei l’incipit, la causa scatenante e l’oggetto di questo testo.
Sei il mio inizio.

Le chiacchiere… ne senti molte ogni giorno, forse più di quanto la tua mente è in grado di sopportare ma ti piace ascoltare, sei sempre stato un buon ascoltatore perché infondo gli altri li capisci, riesci a dar loro il conforto e il consiglio di cui hanno bisogno, sei nato così.
Buono per gli altri, meno buono verso di te.
Più capace verso gli altri, meno capace verso di te.
Sei nato così.
Con l’idea che sia sempre tu a incasinare tutto, che sia sempre tu a scatenare l’urgano che travolge te e che sfiora a malapena gli altri.
Tu, la causa prima di te stesso, nel bene e nel male.
Tu, il tuo giudice più severo.
Sei morbido con gli altri e rigido con te stesso.
Passi il tempo a costruire dei muri enormi, a mettere dei paletti per tracciare il tuo spazio interiore, quello sicuro, quello in cui puoi rifugiarti, senza le chiacchiere a far rumore.
Pensi sempre di aver fatto un buon lavoro, che anche il vento più forte non potrà buttare giù le mura che hai eretto e dietro cui ti sei rifugiato.
Lo pensi davvero. Ci credi davvero.

Poi arriva quella parola di troppo, quella che non ti aspetti, quella di cui avevi percepito l’arrivo ma non credevi ti avrebbe fatto così male.
Arriva e ogni muro che hai eretto crolla, l’uragano passa, si porta via ogni cosa e ti lascia da solo.
Con un cumulo di macerie e le certezze di un bimbo appena nato che senza la madre non può nemmeno mettersi a sedere.
Eccola là, la volta di troppo che sapevi sarebbe arrivata e che non sai come affrontare.
Il mondo ha perso colore, consistenza, tu non senti e non vedi più.
E’ bastata solo una parola.
Tu che con le parole ci giocavi da quando sei nato, le tue migliori amiche e le tue più grandi alleate.
Come Romeo si sono messe in mezzo fra te e Tebaldo e hanno permesso che il colpo arrivasse al cuore, al tuo cuore.
Questa volta ne sei convinto, non ce la farai.
Le ali te le hanno spezzate una volta di troppo e ora non sono più buone per volare, pensi.
Ti arrendi, mordi le mani fino a farle sanguinare e te ne vai in silenzio perché quelle parole te le senti addosso come uno strato di pelle che non sapevi di avere e che tuttavia senti estraneo, perché lo è, ma in quell’istante non riesci a dirtelo.

Non riesci fino a quando non ti fermi davanti allo specchio e qualcosa dentro di te scatta improvvisamente.
Come un leone che non ha ancora deciso di morire sotto i colpi del cacciatore, scatti per un ultimo balzo e ti rimetti in piedi fissando la canna del fucile che ha appena sparato e il tuo ruggito riecheggia insieme al tuo grido, a quel grido nella tua testa.

Io non sono così.

E te la strappi di dosso quella pelle estranea e ti rendi conto che non fa male, che non stai sanguinando, che quell’uragano non ha distrutto niente perché quello che contava, quello che di te stesso realmente aveva un peso è rimasto.
Tu sei rimasto e ti stai guardando negli occhi, ti stai guardando sorridere sereno.
Tu non sei come gli altri ti dipingono.
Le chiacchiere non sono affatto la cifra che ti determinano.
Lo sai per il semplice fatto che ogni giorno scegli di sorridere, di essere una persona allegra, di essere per gli altri sempre, senza cercare un tuo tornaconto personale, perché non ti serve, non ti è mai servito.
Ami gli altri e ami te stesso e il dolore non ha mai avuto la meglio su di te, anzi sei tu che hai avuto la meglio sul tuo dolore e l’hai usato per mutare, trasformarti da bruco in farfalla ogni volta, tutte le volte, migliorandoti senza fermarti mai.
Ecco chi sei, sei un gladiatore non sei una mammoletta, non lo sei mai stato e lo sai.
Hai la forza di affrontare ogni cosa, hai la forza di gettare ancora una volta la maschera e non indossarla perché le cicatrici e i segni dei chiodi sono la prova che hai sofferto ma hai scelto lo stesso l’amore e non l’odio.
E proprio perché sei un guerriero sai che il più grande dei dolori può portare al più grande dei cambiamenti: una Rinascita.
Non è solo Cristo a Risorgere tre giorni dopo esser morto, lo siamo tutti. Ogni giorno riusciamo a trovare la forza di Risorgere partendo delle piccole cose, vedendole con gli occhi giusti, nel modo giusto.
Tu risorgi ogni giorno, butti giù la tua pietra e decidi che la morte ha perso e sorridi.
E’ questa la tua forza.
Ti annoia essere triste in una giornata di sole, ti sembra uno spreco e lo è e proprio perché sei in questo modo che nessuna parola detta potrà mai definire te stesso, sei tu a farlo: tu sai come sei e questo basta a spegnere le chiacchiere, ridurle a rumore, lontane da te.
Hai questa forza, hai quest’enorme volontà, deriva dalle tue battaglie dall’immensa testardaggine di non aver permesso a ciò che non andava di cambiarti.
Qualcuno ti ha creato così, che sia Dio o qualcun altro, il risultato non cambia resterai.

E se in questo momento annaspi in cerca di ossigeno, voltati e guarda la strada che hai percorso fino ad oggi, resta ad ascoltare l’amore che ti circonda nelle voci di chi per te darebbe la vita.
Troverai ispirazione.
Magari la troverai in un volto di uno sconosciuto e nelle sue parole a cui affibbierai un nomignolo, perché il suo volto e le sue parole ti ricordano un frammento di te; magari la troverai in un amico del passato che in silenzio ha gettato delle briciole di pane affinché tu possa sempre ritrovare la via; magari la troverai in una mano tesa o in una voce al telefono a km di distanza fra le Alpi nel profondo nord dell’Italia o del tuo paese, ovunque tu ti trovi.

Il punto è che non devi smettere, arrendersi è per i pivelli.
E se pensi che chiuderti ti preserverà dal provare altro dolore sbagli, ti farai ancora più male perché l’amore non può entrare se non lo aiuti e non apri la porta, anche se non smetterà mai di bussare e chiamarti, perché ha dato la vita per te affinché tu possa esistere.

Sei un guerriero.
Sei un gladiatore.
Sei amato. Da molti.

Non scordarlo.

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Capitolo Zero – La strada percorsa

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Giunge sempre quel momento in cui bisogna fare il punto, per raccogliere le fila e guardare il quadro nel suo insieme.
Per questo blog è giunto proprio quel momento, dopo tre anni è giusto.
Guardare il passato e andare avanti.
Questo non è un addio, ma un arrivederci ad una seconda fase di Prospettive Invertite in arrivo a marzo 2018.

 

Cesura.

Una di quelle parole che mi ha sempre affascinata, sin dalla prima volta in cui l’ho sentita a scuola pronunciata dalla prof di storia del quarto anno del liceo. Cesura storica.
Sta ad indicare quel particolare momento sulla linea del tempo in cui avviene un distacco tra ciò che finora è e quel che sarà.
Un bel modo di definire il cambiamento, che poi sia in meglio o in peggio bisogna solo attendere di andare avanti, di vivere per poterlo capire; il punto è che avviene, tutto si ferma e muta, drasticamente o meno.

Più volte ho avuto l’istinto di chiudere questo blog, più volte ho sentito che era troppo e che necessitava di una maggiore definizione e l’istinto era quello di chiudere e aprirne uno nuovo, ricominciare da zero.
Non l’ho mai fatto, strano ma vero non l’ho mai fatto, per quanto la mia tendenza sia sempre quella, quando le cose non vanno bene di girare l’angolo e prendere una strada del tutto nuova.
In quest’ultimo anno ho imparato qualcosa di nuovo: dare nuova vita a qualcosa.

Ho sempre vissuto un po’come Argo, che insoddisfatto della sua nave appena costruita la distruggeva per costruirne un’altra, ancora e ancora all’infinito con quel senso di insoddisfazione che cresceva e mai l’abbandonava, senza mai realizzare nulla, senza mai avere la sua nave.
Prospettive Invertite risale a prima di iniziare i miei studi teologici, è vissuto a cavallo tra una strada che si è chiusa e un’altra che apparsa all’orizzonte.
Proprio fra quei banchi ho imparato il vero significato di quello di cui vi sto parlando.
L’inizio non è stato facile, la mia situazione di allora mi influenzava, il mio passato mi influenzava, però io volevo continuare e seppur sia stata ad un passo dal fare come ho sempre fatto, a lasciare che Argo distruggesse di nuovo la nave… non l’ho fatto.

“Devo uscire dalla classe?”
“No, rimanga. Vediamo come va, lei frequenti fino all’ultimo giorno e vedremo. Ma deve terminare, non deve fermarsi.”

E sono rimasta.
L’anno dopo invece che lasciare gli studi, ho chiesto di ripetere il primo anno e grazie a Dio l’ho fatto, perché l’anno che ho vissuto è stato fantastico: ho conosciuto persone di cui non potrei fare a meno, se l’amicizia è amore, dico sì, sono innamorata persa di queste persone.
Ho riscoperto in me tante virtù che non ricordavo, ho vissuto tante esperienze in maniera intensa e ad oggi sono circondata da un affetto e da un amore che non pensavo potesse anche solo esistere.
Ho seguito quel consiglio, e la mia vita è cambiata, in meglio. Non ho collezionato un nuovo fallimento ma un successo.
Ho imparato che non si butta via niente, che bisogna fare qualcosa con quello che si ha fra le mani.
Non posso dirvi la sensazione che provo tutte le volte che ogni cosa che finora ho imparato sta tornando in quello che oggi faccio.
Sì uno di quei momenti da: le strade che hai percorso fino ad oggi ti hanno portato fin qui.
D’accordo se l’avete letta con la voce di Erlond è tutto normale. E’ sua.

Ecco perché Prospettive Invertite non chiude, ma termina la sua prima esistenza, la prima parte del grande libro di cui è custode.
Ho parlato di ogni cosa in questi tre anni: moda, attualità, di telefilm e di più che ha più ne metta, giusto per far capire che la nostra prospettiva non è mai ristretta ma deve essere a trecentosessanta gradi, bisogna vedere tutto.
Osserva tutto, non avere confini.
La prima parte di questo blog, dei suoi primi cinquanta capitoli è condensata qui, perché non dobbiamo avere confini, dobbiamo essere voraci e per niente quadrati, nulla anzi nessuno vi vieta di essere un secondo seri e parlare della giornata della memoria con tono grave e poi fra un’ora emozionarvi con una canzone sdolcinata.
Le sfumature rendono questo mondo reale. Basta uscire per capirlo, è cosi colorato il bianco e nero non predominano, non sono la norma e la regola, assolutamente.
La necessità che sento oggi è quella di restringere un po’ l’inquadratura, dal generale verso il particolare.
Vedrò ancora il mondo da ogni prospettiva possibile, salirò ancora sulla cattedra per guardarlo da un angolazione diversa ma con maggiore attenzione per qualcosa che finora è rimasto inesplorato o poco discusso fra queste pagine.

Questo capitolo extra esce subito dopo #Timeusp, sinceramente non speravo di poter chiudere in maniera diversa questa prima parte, Prospettive Invertite mi ha dato modo di esplorare argomenti complessi a cui non mi ero mai avvicinata, dando finalmente voce ai miei pensieri, alle mie opinioni, alle mie riflessioni.
E su questo posso anche sbottonarmi un po’, via… ci sarà più spazio alla riflessione, riportare i fatti è importante, riflettere su questi è ancora più importante.
Sarà una nuova avventura, senza dubbio.
Per il momento ringrazio tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo a leggermi in questi anni, i vecchi post resteranno attivi e consultabili sempre, quindi nell’attesa sapete cosa fare.
E se vi state chiedendo quando ripartirò, una data c’è: marzo.
I dettagli eh, è proprio marzo il mese in cui questo blog è nato.

Adesso vi saluto, con affetto e sincerità.
Ci vediamo a marzo.
Francesca.

Capitolo Cinquanta – #Timesup or not #Timesup?

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La replica di Catherine Deneveue a #Timesup rimbalza sui social da giorni, il manifesto firmato dall’attrice francese raccoglie sempre più consensi, spaccando il mondo mediadico in due tra chi è a favore e chi è contro.
E’ giusto che sull’argomento ci siano più voci e più opinioni ma ha davvero senso quanto scritto su LeMonde?

 

#Timesup è la risposta allo scandalo Harvey Weinstein che ha investito Hollywood nelle ultime settimane, un’ondata che ha visto cadere sempre più teste coronate della sfavillante città del cinema e che ha trascinato con sé parecchi volti noti, i quali hanno subito i colpi di coda di chi ha deciso di dire no.
Per chi non lo sapesse ancora il caso Weinstein coinvolge tantissime attrici americane e non, che hanno denunciato il produttore di molestie sessuali, ad una ad una le loro storie sono venute a galla gettando nello scompiglio e nell’orrore l’America intera.
#Timesup è la risposta delle americane e di tutto il mondo del cinema a quanto accaduto, un singolo avvenimento ha dato forza alle voci di molte altre donne che hanno deciso di dire basta ad ogni tipo di vessazione a sfondo sessuale sul lavoro e fuori dal lavoro, affinché prendano il coraggio per denunciare quanto subito con la speranza che questo tipo di eventi, chiamiamoli cosi, diminuiscano perché per scomparire ci vuole davvero ancora molto tempo.
Oprah, che durante i Golden Gobles ha ricevuto il premio alla carriera ha ringraziato con un discorso che a mio avviso è il manifesto di questo movimento: nessuna donna, di qualunque etnia deve più ritrovarsi in una condizione come questa, restare in silenzio e acconsentire a pressioni di questo tipo per conservare il lavoro tanto per dirne una.
Durante la cerimonia quasi tutte le star hanno aderito a quest’iniziativa vestendosi di nero, un segno forte accompagnato da parole forti.
Su instagram è possibile seguire la campagna sulla pagina omonima, accompagnato dall’hastag #MeToo.

La risposta, anzi la contro risposta arriva dalla Francia, da un’icona del cinema francese, Catherine Deneuve, la quale ha dichiarato non di essere contro #Timesup, quanto più che questa campagna non si trasformi in una caccia alle streghe in cui da vittime le donne si trasformino in carnefici, mettendo alla gogna gli uomini.
La Denevue ha portato avanti tutti quei casi in cui uomini di successo hanno perso il lavoro o  lo rischiano.
Perché a detta sua non dobbiamo assolutamente impedire la libertà sessuale, la libertà di venir importunate, perché infondo un corteggiamento seppur maldestro o insistente può anche essere piacevole, gli uomini non devono essere intimiditi da quello che succede, guai se smettessero di importunare le donne.
In Italia Claudia Gerini ha risposto e accolto l’appello dell’attrice francese schierandosi dalla sua parte ma nemmeno contro #Timesup, sottolineando anche lei la pericolosità di un invertire la rotta e far partire una caccia alle streghe intimorendo fin troppo gli uomini.

Ora, di fronte a questo botta e risposta esclusivamente tra donne l’unica, anzi le uniche due domande che appaiono nel mio piccolo e tranquillo cervellino sono queste:
Dove sono finiti gli uomini?
Ma davvero abbiamo bisogno di confortare gli uomini in questa situazione?
Mi perdonino chi magari è d’accordo con la Deneuve, ma davvero c’era bisogno di stilare e controfirmare un manifesto per rassicurare gli uomini e mantenere questa fantomatica libertà sessuale, o libertà di importunare?
Cioè è come se gli uomini di oggi ormai mancassero totalmente di quell’intelligenza tale da comprendere che non siamo, noi donne, armate di torce e forconi e li stiamo venendo a cercare. Nessuno qui urlerà al lupo al lupo per un gesto che non è assolutamente una molestia.
Il campanello d’allarme c’è? Dite i casi di accusa agli attori, produttori, fotografi che uno dopo l’altro stanno cadendo come foglie secche?
Si dice che chi è innocente non deve temere niente. E quando una voce è falsa è destinata a morire così com’è nata.
Gli uomini non hanno bisogno di essere rassicurati, hanno, anzi posseggono quell’intelligenza per capire che un certo confine non deve essere superato.
Ho letto di “paura del rifiuto”, paura che può inibire l’uomo.
Che cos’è un bambino? Dico, è un bambino che ha bisogno della carezza sulla testa dopo esser caduto per rimettersi a camminare?
Gli stupidi esistono e non conoscono distinzione di sesso.
Ragion per cui non coccoliamo nessuno, #Timesup è un movimento nato per far in modo che chi subisce molestie capisca che non deve star zitto, che può e che deve parlare, che non è giusto subire in silenzio, quel tempo è finito.
E nient’altro, non dice nient’altro, che poi ci sia una tendenza ad estremizzare, ditemi voi dove non la riscontriamo ad oggi, si estremizza pure per un albero di natale che non appare decisamente rigoglioso come i suoi simili, suvvia.
Il Manifesto che LeMonde ha pubblicato, è pericoloso, pericoloso nel senso che può tranquillamente essere un veicolo per giustificare quello che ad oggi stiamo combattendo.

Io non trovo sbagliato quello che la Deneuve ha detto, io trovo sbagliato il modo in cui l’ha detto e che ci sia stato bisogno che una donna prendesse la parola, creando due fazioni nel mondo femminile che assolutamente non serve, non oggi.
Trovo molto più interessante e lineare l’articolo apparso sul corriere della sera, di Pierluigi Battista brevemente sottolinea come un uomo ha e possiede quell’intelligenza per capire quando sta esagerando e quando non sta esagerando, che di fronte ad un “no” deve fermarsi e chi non si ferma è un imbecille e se l’è pure cercata l’offesa, non dirò assolutamente meritata, ma cercata sì.
Di fronte a questo ginepraio che ha creato un caos senza pari, forse l’unica cosa che dovremmo prendere in considerazione è un terzo evento che dovrebbe preoccuparci tutti: l’opinione altrui.
Siamo così preoccupati di avere una buona opinione di mantenere pulito il nome della nostra azienda o il nostro, che di fronte alla più piccola macchia, si agisce immediatamente licenziando, chiudendo la porta in faccia, prendendo le distanze.
Prima di prendere le distanze e chiudere le porte bisognerebbe verificare e solo dopo prendere una decisione.
Non sto dicendo assolutamente che chi è stato licenziato non lo meritava, ma sto dicendo che #Timesup non deve diventare un’arma da puntare contro chi magari è scomodo, non bisogna strumentalizzare qualcosa che sta creando del bene e sta stabilendo nuovamente un equilibrio di giustizia nei confronti di chi ha subito un torto.
Nessuno qui sta crocifiggendo nessuno, chi ha sbagliato paga, e #Timesup sta solo dando voce a chi per troppo tempo è rimasto in silenzio, è dolore, dolore personale, non vendetta.
Impariamo a pesare le parole e i gesti sia dall’uno che dall’altro lato.
Un no è un no e non uccide nessuno e se qualcuno ha deciso di ricordare a chi ha subito violenze e molestie che ha ancora una voce e può riscattarsi, non vuol dire che questa persona qui stia puntando un coltello alla gola dell’ex carnefice celandosi dietro belle parole e bei discorsi.

Capitolo 49 – La risposta alla Paura

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Non siamo un popolo che dorme, siamo un popolo vivo, attaccato alle sue idee e alla propria libertà proprio quando quest’ultima viene minacciata ancora più duramente.
Maggio è ancora un ricordo che brucia, tuttavia con quest’estate di concerti il grido di chi la vita non vuole che cambi è forte.

 

Quando ho pensato a questo post mesi fa, credevo che avrebbe avuto toni decisamente diversi.
Oggi scrivo e so che le parole che leggerete saranno ben diverse, saranno luminose, di speranza, combattive.
Perché l’unica risposta che possiamo e vogliamo dare a chi ha ucciso e ha portato via la nostra serenità spingendoci a sentirci quasi freddi di fronte all’ennesimo attacco, è il grido di milioni di ragazzi che hanno riempito gli stadi in queste ultime settimane.
Noi viviamo.
Noi resistiamo.
Noi non cambiamo.
Continueremo ad andare ai concerti.
Continueremo a cantare ed emozionarci.
Continueremo.

Dopo l’attacco alla metrò a Mosca, Gazebo alla fine della puntata aveva rilasciato un piccolo corto ad opera di Makkox, in cui una coppia guardava alla tv il tg che riportava quanto avvenuto.
Il vignettista stava denunciando la mancanza di solidarietà nei social seguita all’attacco e alla morte dei cittadini russi.coldplay1
Non c’erano stati status, immagini di profilo e in pochi avevano utilizzato l’ashtag #prayforRussia quasi che i morti di Mosca fossero meno importanti di altri.
Il corto terminava con un’alzata di spalle dell’uomo che aveva assistito al servizio con distacco, infondo sono mesi che la gente muore in questo modo.
Il personaggio a quel punto trasale, chiedendosi quando è diventato così.
In quale momento la morte era entrata a far parte della sua quotidianità insieme all’orrore?
Nulla di tutto questo è normale, non si muore per un attacco terroristico e per una casualità, solo perché quel giorno abbiamo deciso di prendere il treno delle 11.00 invece quello delle 11.01.

Ero rimasta sconvolta da questo video, perché per quanto emotivamente e a modo mio, nel mio piccolo avevo partecipato al dolore del popolo russo, qualcosa… qualcosa era cambiata.
Di fronte all’idea che la mia mente stesse accettando come fatti reali e quotidiani ho provato ribrezzo.
Quando volevo scrivere questo post pensavo a toni amari, toni di accusa quasi, per ricordarci che no, la paura e il terrore, la morte non possono diventare la nostra quotidianità.
Tuttavia mi sono ritrovata a rimandare, a rimandare anche il giorno in cui ho parlato di Manchester anche se sulla pagina di Facebook del blog. Ero rimasta ancora in silenzio, in silenzio per un orrore troppo grande, morire a quindici anni ad un concerto quando sul palco c’è una ragazzina poco più grande di chi quella sera non ce l’ha fatta…
No.
E’ davvero troppo.
Alle volte il silenzio deve esserci, prima di rispondere sul serio. Prima di dare la giusta risposta.

Quella risposta è arrivata, è arrivata in ogni singolo concerto che ho osservato attraverso uno schermo da pochi pollici.
tiziano-ferro-olimpico-20122Nei video dei miei amici e nelle loro foto durante e post concerto.
Negli articoli rilasciati dai giornalisti per raccontarli quei concerti, perché qualcuno ha avuto la bellissima idea di renderla ancora più indimenticabile.
La proposta di matrimonio durante Fix you, dei Coldplay l’avete vista? No? Fatelo.
Fatelo perché vi emozionerà incredibilmente.
Persino vedere il vocalist sul palco, steso a cantare con tutte quelle luci intorno, i cori… è magia.
L’ho vissuto nelle foto post concerto: distrutti, sfatti ma incredibilmente felici.

Ancor di più l’ho visto o meglio è proprio iniziato con la data romana di Tiziano Ferro, se non erro è stato il primo concerto dopo i fatti di Manchester (salvo il concerto per le vittime di qualche mese fa a cui hanno partecipato i grandi big della musica), e insomma Ferro lo conosciamo e chi non lo conosce lo legga e lo conosca tramite le mie parole.
Tiziano è uno di noi, lui quando sale sul palco, canta o parla semplicemente, ci mette il cuore, tutto il suo cuore.
Ha ricordato che era un grande atto di coraggio essere in quel luogo dopo Manchester, di esserci tutti, di vedere lo stadio pieno.
Perché all’odio e alla paura bisogna rispondere combattendo per ciò in cui crediamo, vivendo per ciò che amiamo, senza smettere o cambiare le nostre abitudini.
Ha parlato di coraggio.5fe9bb5d513c414f783dc3832edbca09_xl
Ha parlato anche del mitico Totti, ma quello è un altro discorso.
Ancor di più il 30 giugno l’ho visto al concertone di Radio Italia nella mia città, un casino che non vi dico, noi palermitani ne abbiamo viste di cotte e di crude durante quella settimana e quel giorno ma ne è valsa la pena, persino un Morandi volante ci ha allietati durante la serata.
Non è mancato proprio nulla.

Negli ultimi giorni ci sono stati altri concerti, un mese pieno di musica e di voglia di fare, è estate e questo non ha fermato gli italiani dal divertirsi.
E da quel che so ce ne sono in programma altri, molti altri.
Non sono mai stata un’amante dei concerti, ed è venuta voglia persino a me di parteciparvi.
La felicità che dir si voglia è contagiosa, così come lo è la musica e la voglia di vivere davvero senza paura e senza catene di nessun tipo.
Loro possono sparare, noi canteremo e grideremo ancora più forte la nostra felicità.
La nostra voglia di vivere.

 

Capitolo 48 – Il Tempio Maggiore di Roma

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Il Tempio Maggiore di Roma, una delle sedici Sinagoghe ebraiche presenti sul suolo romano, sito in Lungotevere De’Cenci, in stile Liberty è uno dei più belli monumenti di Roma all’interno del ghetto ebraico e nelle vicinanze del Fatebenefratelli e l’Isola Tiberina.
Vi racconterò in questo post la mia esperienza a gennaio quando sono riuscita a visitarla durante il mio ultimo soggiorno romano.

1970006f04dd7f3e9c0df2d8b4ffa7b4Il Ghetto ebraico ormai è un quartiere caratteristico di Roma, nel secolo scorso è stata la prigione degli ebrei di Roma, costretti a vivere in quella zona lungo le sponde del Tevere da un’ordinanza papale che poi si è tradotta nelle leggi antisemitiche del fascismo.
Gli ebrei di Roma rappresentano un grande pezzo di storia di Roma stessa, a sentire la guida che vi condurrà all’interno dell’edificio sacro stesso, i veri romani di Roma sono sopratutto gli ebrei del ghetto.

Se decidete di far visita alla Sinagoga è bene che fate attenzione ad alcune cose, visionate il sito: Sito della comunità ebraica perché la Sinagoga non è aperta al pubblico durante le festività ebraiche o le celebrazioni, per poter partecipare alle celebrazioni occorre un ab3f5282fdcec3eaa97af1f50e4ed825permesso da richiedere alla direzione stessa ben motivato e non sempre è possibile ottenere quel permesso.
Tramite il sito che vi ho lasciato potete trovare informazioni dettagliate sulla comunità ebraica di Roma e le loro festività.
L’orario è assai flessibile, li trovate a questo sito qui: Museo Ebraico orari lo troverete aperto dalle 9,30 fino alle 16.30 da ottobre a marzo e fino alle 17-18 da aprile a settembre, l’estate permette orari più flessibili.
Il vernedì è aperto dalle 9 alle 14 in orario invernale e dalle 10 alle 16 in orario estivo.
37fe8d6f759bba818bfcf3a7417f55f9Il sabato è sempre chiuso, così come la domenica e durante le festività ebraiche. Tuttavia sul sito troverete tutte le info del caso.Fuori all’ingresso una piccola tabellina parla delle tariffe e delle agevolazioni, il biglietto intero è di 11 euro, gruppi (minimo 20 persone) si scende a 8 euro, per gli studenti è 5 euro e bambini sotto ai 10 anni e disabili non in gruppo, l’ingresso è gratuito.
Quando l’ho visitata io c’erano dei giornalisti, ma da quanto ho capito avevano avvisato prima la direzione del loro arrivo.

Raggiungere il Tempio Maggiore di Roma è facile anche con i mezzi stessi, ma sinceramente il percorso che mi ha suggerito Google Maps è stato di tutto rispetto e a guardarlo meglio adesso, noto come sia anche possibile fare più soste e vedere altri monumenti oltre la Sinagoga.
Il punto di partenza è il Ponte Umberto Primo, dovete attraversarlo e giungere all’altra sponda rispetto a dove si trova Castel sant’angelo e il vaticano.
La via è dritta fino a che non giungete a Piazza di Tor Sanguigna, svoltando a sinistra. fc997ad37b9b6f70925cb9120d58ca1bQuesta zona fino a Piazza delle Cinque Lune l’ho trovata davvero particolare e singolare, piena di negozietti di antiquariato e di Hotel decisamente retrò. Vi ritroverete in Corso del Rinascimento, qui potete tranquillamente fermarvi, Palazzo Madama è alla vostra destra. Ma in zona troverete anche il Pantheon e piazza Navona e poco più di giù di Piazza Navona Campo De Fiori, più altre chiesette in cui potete soffermarvi, insieme al Cafè Eustachio, vicino l’omonima chiesa se volete godervi un momento, per quanto tra il Pantheon e Campo De Fiori, i luoghi di ristoro non mancano.
Se vi siete concessi o meno questo piccolo Tour tra le mete che vi ho segnalato, per ritornare sul cammino, basterà che torniate su Corso del Rinascimento, lungo la via Piazza di Torre Argentina.
L’ultima tappa prima di giungere alla Sinagoga è sicuramente Piazza delle Cinque Scole, che apprenderete dalla Guida erano i cinque palazzi che custodivano le scuole ebraiche o per essere precise le ramificazioni dell’ebraismo stesso. 6e902352684fb388853f47e41ca203d4

Non esistono solo gli ebrei che provengono appunto dalla Palestina come molti di noi pensiamo, ci sono anche di origini spagnole (la piccola sinagoga all’interno del museo è spagnola) e questi cinque palazzi nell’omonima piazza li radunava durante il periodo in cui gli Ebrei erano chiusi nel Ghetto per ordinanza papale.
Superata la piazza siete giunti a destinazione, la Sinagoga con il Ponte Fabricio è davanti a voi, insieme all’Isola Tiberina e al Fatebenefratelli.
Ora, quando sono arrivata, visto che giungevo da Piazza delle Cinque Scole per raggiungere l’ingresso ho dovuto far il giro, l’ingresso è proprio dalla parte del Ponte in sostanza ma devo dire che poter girare attorno all’edificio è stato molto bello, ho avuto modo di osservarlo con calma, anche perché non soltanto ci sono i vetri e le porte, ma anche sulle pareti ci sono verie incisioni risalenti alla seconda guerra mondiale e agli ebrei morti durante quel periodo, quasi a ricordo e memoria di ciò che è stato, l’ho trovato molto toccante.

8b5fc34b06286d3e0efb7d3d3221acaaSulla zona intorno non mi sono soffermata all’inizio, ve ne parlerò dopo.
L’ingresso ci sono dei controlli, poi verrete indirizzati verso l’ingresso del museo, il museo in sostanza è l’inizio del Tour, sarà poi la guida a portarvi in Sinagoga, non accedete da soli.
Ho apprezzato davvero le donne del museo, tutte appartententi alla comunità ebraica stessa, molto attente e gentili, si è accorta lei che potevo accedere al ridotto e la cosa non mi è dispiaciuta devo essere sincera.
Prima di entrare vi diranno a che ora sono le visite guidate in Sinagoga, ci sono due orari diversi per quella in inglese e per quella in italiano.
Da quel che ho potuto capire, le visite in italiano sono ogni mezz’ora, quelle in inglese ogni quaranta minuti. La guida tuttavia vi verrà a chiamare e radunerà piccoli gruppi dicendo se sarà in inglese o in italiano e visto che il museo non è così grande, è assai facile che non perdiate l’appuntamento. Anche se all’ingresso, consegnata la guida vocale, vi diranno dove troverete la vostra guida, in che sala.
Insomma le informazioni non mancano!

Muniti di guida elettronica raggiungete il museo e sinceramente io ne sono rimasta estasiata.
E’ un tuffarsi nella cultura ebraica a trecentosessanta gradi, tra stoffe, utensili, libri e fotografie.
Le stole dei rabbì, i testi antichissimi, i rotoli e i contenitori in legno che custodiscono la Torah.
Non manca nemmeno la zona in cui si racconta la storia del ghetto dalle sue origini ad oggi.
E’ un tripudio di colori e di scenari questo museo, tutto perfettamente conservato.
Alcuni pezzi delle sinagoghe appartenti alle Scole sono presenti all’interno, li noterete quando vi avvicinerete alla piccola Sinagoga Spagnola, molto intima e caratteristica.
Non manca anche il periodo della guerra mondiale e i testi appartenti ai deportati.
Sono rimasta molto toccata da quella sezione, sopratutto perché mentre ero presente una nonna raccontava a sua nipote della guerra, è stato emozionante.

La Guida ci ha riuniti dopo aver terminato la visita all’interno del museo, conducendoci all’interno dell’edificio sacro, qui agli uomini è richiesto di indossare la Kippah in segno di rispetto verso il luogo sacro.
I banchi sono nominativi la navata centrale è per gli uomini, le donne seguono le funzioni religiose dalle due navate laterali.351fe190d50ec596770b9ea5fe681a5e

Non ricordo come si chiamava la guida, ma so per certo che è un’ebrea di Roma ed è stata fantastica, aperta alle domande, scherzosa e divertente, non solo ha raccontato la storia, ci ha anche concesso qualche aneddoto interessante.
L’altare è più in alto, ma questa è stata una scelta degli architetti, la Torah per quanto custodita dentro una tenda, è alla portata di tutti.
L’edificio venne costruito come a riconciliare gli ebrei con la città di Roma, doveva appunto celebrare tutto questo.
Lo stile è lo stesso dell’esterno, Liberty con colori tenui e pastello.
L’altare centrale e la tenda dov’è racchiusa la Torah ha un’iscrizione in ebraico, che sta a significare: “Santità. Ricorda il luogo in cui ti trovi.”
L’altare è imponente e con questa scritta sul frontone di quel piccolo tempietto con la tenda che racchiude la Torah la sensazione è ancora più particolare.

a6ee9bc1ca5d6d7e156b47a9ac1ce6e8I colori richiamano le Sacre Scritture, l’arcobaleno sulla Cupola che è quadrata, ricorda il diluvio universale, i cieli stellati sui tetti delle due navate, la Promessa di Dio ad Abramo circa la sua discendenza, sarebbero stati tanti quante le stelle del cielo.
C’è una grande organizzazione all’interno della Sinagoga, ordine e sinceramente ho apprezzato anche questo lato della cultura ebraica.
Si respira sacralità fra quei marmi bianchi, reale sacralità.
Alla fine della visita guidata siamo tornati al punto di partenza e lungo le mura del cortile ci sono altri reperti antichi da poter guardare.

Una volta all’esterno ho potuto godermi un po’ la zona e il quartiere, per quanto avessi dalla mia poco tempo, complice un appuntamento con degli amici.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata una chiesa davanti alla Sinagoga stessa, l’iscrizione sulla porta d’ingresso, non solo era in latino, ma anche in ebraico a testimoniare proprio questa vicinanza e unione fra le due comunità.
Dietro la Sinagoga è pieno zeppo di ristoranti Kosher, ristoranti di cucina ebraica o Romano-ebraica, è tipico del ghetto e sono davvero ottimi tutti, non ho avuto modo di provarli.15c0dec39a0c552c3ad41d3e0350ae1e

La zona del Lungotevere è caratteristica, uno scorcio di Roma che posso esser sincera mi mancava davvero.
Ponte Fabricio, è semplice eppure rimane impresso.
La giornata era grigia ma l’aria che si respirava era decisamente particolare, per qualche strano motivo era come se non fossi realmente a Roma, ma altrove.
Si respira davvero un’aria diversa nel ghetto, l’ho trovato pittorico, non posso nascondere di essermi emozionata a passeggiare sul ponte e sul Lungotevere De’ Cenci.
Il Tempio Maggiore di Roma è un luogo che merita e sinceramente spero di poter visitare più avanti con più calma e potermi concedere un pranzo in uno dei tanti Kosher in zona, senza contare che devo soddisfare la mia voglia di avere una Kippah tutta mia.

 

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Capitolo 47 – #PrayForManchester

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Lascio ai giornali di riportare i fatti, perché ci sono state fin troppe bufale intorno a quanto accaduto al concerto di Ariana Grande a Manchester lo scorso 22 maggio. Questo post, seppur parta dal fatto di cronaca, vuole essere una riflessione, il modo in cui mostriamo a chi vuole renderci schiavi che non siamo disposti ad accettare le catene in silenzio, non siamo disposti a cambiare, non siamo disposti a barattare la nostra libertà. Noi, perché non esiste un IO in queste tragedie e nella risposta alla violenza, esiste un NOI, un noi forte e chiaro. Voi non riuscirete a spegnerci, noi combatteremo non con le armi ma rifiutandoci di restare in silenzio, uniti.

 

Mi sento di voler partire proprio dalla frase di Giovanni Falcone, visto che per me, siciliana di nascita e Palermitana da una vita, ieri si è concluso il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, dove il Giudice Falcone insieme a sua moglie e la sua scorta, hanno perso la vita.

Voglio partire proprio dalla risposta che i siciliani e l’Italia tutta ha dato a questa violenza per rispondere all’atto compiuto a Manchester un giorno prima dell’anniversario della morte di Falcone. Noi non siamo stati zitti. Loro pensavano che uccidendo lui, che osava troppo, noi tutti saremmo stati zitti. Hanno chiuso una bocca, nella speranza di chiuderle tutte e in realtà ne hanno aperte altre mille, se non di più. Hanno cercato di limitare la nostra libertà, di condizionare la nostra vita con l’uso della violenza, minacciando di strapparci la vita uccidendoci.

Noi siciliani non ci siamo piegati a quest’orrendo gioco, all’indomani della strage abbiamo battuto i piedi, all’indomani della strage eravamo tutti uniti a ricordare e la marea di gente intorno all’albero Falcone di ieri ne è la prova. Potete tentare di ucciderci e di tapparci la bocca, noi urleremo più forte.

Mi permetto di parafrasare una frase del Giudice Falcone: Coraggio è convivere con la paura ma non lasciare che questa ci cambi, in caso contrario è incoscienza.

E’ esattamente così.

Il 22 maggio scorso avete, per l’ennesima volta, terrorizzato l’intero mondo con l’uccisione di ragazzi e di bambini ad un concerto. Il punto è che, nonostante la paura che ormai ci avete messo addosso, attentato dopo attentato, noi tutti non smetteremo di vivere. Noi tutti non cambieremo il nostro futuro per essere al sicuro da voi. Non ci chiuderemo in casa e smetteremo di viaggiare, andare ai concerti, andare al ristorante o a lavoro e non smetteremo di mandare i nostri figli in luoghi come questi, non gli strapperemo le ali, no signore. Non lo faremo. Insegneremo loro a seguire le loro passioni anche se queste un giorno potrebbero strapparli via alle nostre braccia.

Cosi com’è accaduto a molte famiglie a Manchester.

Questa mattina ho letto parecchi articoli, articoli in cui Madri salutano le loro figlie, figlie che a malapena avevano 15 o 18 anni, giovanissime. Leggevo di una madre che vorrebbe avere le stesse paure che aveva la sua nel mandare una figlia al concerto. Aver paura che la inducano a ben altre strade cattive, che le capiti ben altro, ma che questo non significhi perdere la vita. Andare ad un concerto e perdere la vita nel ventunesimo secolo, non è accettabile.

Non è accettabile sapere che proprio alla fine di questo, chi è stato accolto ed è fuggito dalla guerra, decide di far scoppiare una bomba e uccidere innocenti. Strapparli alle loro passioni, impedire che possano continuare a sognare e a vivere.

Non oso immaginare come questi ragazzi, parlo di chi è sopravvissuto, possa ora vivere, possa ora pensare di uscire di casa o andare ad un altro concerto, anche solo viaggiare. Penso a come Ariana Grande possa oggi, continuare a cantare sapendo che ben ventidue vittime pesano sulla sua coscienza, pur non avendo fatto nulla.

Così come al Bataclan quasi un anno fa, oggi, sono solo ragazzi. Ragazzi che suonavano, ragazzi che erano là per poter incontrare il proprio idolo.

Che cosa c’è di male nell’avere delle passioni? Nel vivere una vita che non si riduca solo all’osservanza delle leggi di Dio?

Dio non ci fulmina per essere come siamo, con che diritto voi, semplici umani, decidete che no, non possiamo vivere cosi. Perché vi autoproclamate Dio? Perché vi mettete al suo posto e decretate che questa è la sua volontà?

Mi fa infuriare tutto questo.

Mi fa infuriare sapere che, tutto questo è successo. Ma nonostante questa rabbia, non vi odio. Non odio chi ha ucciso queste persone e chi l’ha fatto in passato e chi probabilmente sta ponderando di farlo di nuovo. Come diceva quel marito francese dopo la tragedia del Bataclan, voi il mio odio non lo averete.

Piuttosto avere il mio biasimo, perché non riuscite a vedere quale meraviglia soffocate con le vostre azioni, con il vostro estremismo.

La religione salva i popoli, ma l’estremismo li uccide, li allontana da Dio. L’estremismo non è giusto, è sbagliato, è al confine, è più male che bene, anzi è solo male, non è più bene. E forse è ancora peggiore perché si crede essere bene. Si crede essere nel giusto.

E a due giorni dalla tragedia, quando si contano le vittime, quando mi rendo conto che una di loro, era una Oncers così come lo sono io, non posso che rimanere impietrita di fronte a tutto quanto, di fronte alla realtà dei fatti. Ma questo non mi ridurrà al silenzio, non mi spingerà a smettere di viaggiare, vivere e sognare e di insegnare alle mie figlie un domani che vivere così come vogliono e desiderano non è affatto un errore, è l’unica cosa giusta, è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

E sono orgogliosa di tutte quelle madri, di tutti quei genitori che hanno deciso di non sporcare con odio e rancore la memoria delle figlie perse, di salutarle con amore e con calore. Di restare nell’amore nonostante la perdita, di non permettere al dolore di trasformarle in dei mostri. 

Perdere un figlio è una cosa orribile, che non posso nemmeno immaginare, ma il punto è che noi tutti, noi tutti che siamo rimasti, abbiamo il dovere di restare nell’amore. Di combattere quest’orrore con l’amore.

Se ci lasciamo cambiare da loro sarà come se ci avessero uccisi davvero.

E nessuno vuole morire. Nessuno.

E nessuno morirà.

 

Capitolo 46 – Falcone&Borsellino

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L’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo insieme alla scorta, quest’anno si prepara insieme a Palermo a ricordare l’evento per il venticinquesimo anno consecutivo, tanti sono gli eventi in programma tra cui la diretta serale Rai con Pif sui luoghi della memoria, uno spettacolo teatrale al Teatro Massimo, e parecchie marce organizzate dai cittadini. L’aula Bunker del carcere Ucciardone sarà interessata da una serie di interventi di grandi figure dello Stato. Le navi della legalità torneranno e sono attesi più di Mille studenti da tutta Italia. Un’iniziativa che ha smosso anche i social attraverso l’hastag #PalermoChiamaItalia.

Gli uomini passano, le idee restano e quelle idee cammineranno sulle gambe degli uomini che verranno.

Venticinque anni fa trovavano la morte sull’autostrada di Capaci il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta. Venticinque anni da quell’orrido pomeriggio dove un uomo di legge, uno di noi, trovava la morte per la mano oscura di Cosa Nostra.
Palermo, e l’Italia tutta di fronte a questa morte non è rimasta in silenzio, gli anni delle stragi, perché è così che li ricordiamo, non sono passati sotto silenzio, ad oggi ogni anno Palermo con tutta l’Italia ricorda sempre il coraggio non solo di Falcone, ma anche di Borsellino.

Falcone – Borsellino, si pronunciano insieme, mai staccati, come se fossero una cosa sola e infondo per noi lo sono eccome. Sono gli uomini coraggio, quei Palermitani che hanno rotto il muro del silenzio e hanno sfidato Cosa Nostra per una città migliore, per un futuro migliore, per una vita migliore. Hanno rischiato la loro vita per darne una a noi, una vita che stiamo vivendo in una città non più sotto il gioco di un’ombra nascosta e invisibile.

C’è chi dice che i Martiri appartengono al passato, ai periodi delle persecuzioni romane. Non è più un periodo di santi questo nostro ventunesimo secolo.
Io dico che si sbagliano, io dico che hanno torto.
Il nostro secolo ha i suoi martiri, ha i suoi santi e noi li ricordiamo.
Non c’è un imperatore che ci impedisce di professare il nostro credo, se mai ci sono uomini che limitano la nostra libertà ed è in nome di quella libertà che Falcone e Borsellino sono morti.
Palermo rende grazie ai suoi eroi e a coloro i quali fino all’ultimo sono stati capaci di proteggerli.

Una lotta che non si è chiusa con loro, perché se i più pensavano di aver finalmente tappato la bocca di due persone scomode, si sono ritrovati davanti ad una verità e una realtà ben diversa.
Ne possono aver chiuse due di bocche, ma ne hanno aperte più di mille.
Hanno tagliato quattro gambe, ma ne sono ricresciute più di mille.
Non hanno spento quelle idee, quelle idee camminano con noi, vivono nelle nostre menti, nei nostri occhi.
Falcone e Borsellino siamo noi.
Noi nel nostro piccolo ogni giorno, quando facciamo in modo che la giustizia prevalga, quando non veniamo meno ai nostri principi, quando scegliamo di fare la cosa giusta al posto di quella facile e comoda.
Noi siamo Falcone e Borsellino.
E noi non staremo mai zitti.
Mai.

La città si prepara a ricordarli, con eventi che sono già partiti il 21 maggio, sabato scorso con un concerto all’Aereoporto Falcone e Borsellino.
Il 23 maggio, giorno del ricordo e della memoria, Palermo e tutti i suoi cittadini ma anche chi verrà da fuori sarà impegnato in più di un’attività in memoria del Magistrato ucciso dalla mafia.
Per l’occasione parecchie vie cittadine saranno chiuse, tuttavia l’Amat ha posto in essere la possibilità di poter usufruire dei mezzi pubblici per la giornata di martedì con un solo biglietto giornaliero di 1.40€ in modo da agevolare i cittadini negli spostamenti vista l’impossibilità di utilizzare i mezzi propri per muoversi in città.
Le zone interessate sono il Carcere Ucciardone con l’Aula Bunker dove avverranno parecchi eventi con le massime cariche dello stato e la zona dell’Albero Falcone sito in via Notarbartolo.
Queste due zone sono a traffico limitato e con rimozione coatta dei veicoli fino alla fine degli eventi.
Le corse degli autobus e dei tram rimangono invariate.

Gli eventi partono di buon mattino domani alle 9.00 con le navi della Legalità che sbarcheranno a Palermo già partite quest’oggi da Civitavecchia, la Fondazione Facone nel suo comunicato stampa rilasciato sul sito parla di un numero a tre zeri: 1000 mille studenti sono attesi al porto di Palermo per domani mattina, provenienti da tutta Italia.
All’interno delle navi grandi cariche dello stato come: Il presidente del Senato Pietro Grasso, la Ministra dell’Istruzione e dell’Università Valeria Fedeli, il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il Vice Presidente del CSM Giovanni Legnini e il professore Nando Della Chiesa.
Le navi verranno accolte dal presidente della Fondazione Falcone Maria Falcone e dal Presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

Da qui partiranno le celebrazioni, i ragazzi delle navi della Legalità verranno accolti dagli studenti siciliani provenienti da tutti i paesi vicini a Palermo e subito dopo ci si sposterà presso l’Aula Bunker, del Carcere Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra.
Dalle ore 9.45 fino alle 12.30 con diretta degli eventi sull’emittente Rai uno.
Per l’occasione l’aula diverrà una vera e propria galleria d’arte, che mostrerà i tesori recuperati dai Carabinieri per la tutela del patrimoncio Culturale.
Ai nomi già citati si uniranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Contemporaneamente, saranno allestiti i “Villaggi della Legalità” all’esterno dell’Aula Bunker e a piazza Magione“

In tutta Italia al richiamo social #PalermoChiamaItalia tramite Instagram e Youtube gli eventi non saranno pochi:
Milano: il convegno dal titolo “L’eredità di Falcone e Borsellino nella Calabria che si ribella”, con il magistrato Gaetano Calogero Paci, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di Michele Albanese, Rocco Mangiardi e di Nando Dalla Chiesa.
Teramo: saranno presentati i progetti delle studentesse e degli studenti sulla legalità nell’Aula Magna dell’ateneo.
– Foggia e Bari:si terranno performance delle ragazze e dei ragazzi, testimonianze dei parenti delle vittime di mafia.
– Roma: le scuole incontreranno il Procuratore capo Giovanni Pignatone.
– Napoli: si terrà la tavola rotonda dal titolo: “L’esempio di Falcone e Borsellino: ricordare per crescere”, che sarà seguita dall’esibizione del Coro giovanile del San Carlo.
– Vibo Valentia: sarà proiettato il video “Senza niente per te”, realizzato dal coordinamento regionale delle Consulte studentesche della Calabria, in partenariato con l’Istituto Professionale di Stato Cine-TV “Roberto Rossellini”, di Roma.
– Trieste: nella sede della Corte d’Assise d’Appello, ci sarà
un incontro tra alcuni magistrati e le scuole.

Per la prima volta, inoltre, verranno presentati a Palermo i progetti sulla legalità delle ragazze e dei ragazzi delle università italiane. Grazie al Protocollo d’Intesa siglato un anno fa tra il Miur, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI) e la Fondazione Falcone, gli atenei e le realtà studentesche universitarie sono stati coinvolti nel progetto “Università per la legalità”. L’obiettivo è quello di promuovere, sulla base dei valori della Costituzione, la cultura della memoria e dell’impegno attraverso un percorso di sensibilizzazione e formazione del mondo accademico.

Un evento che quest’anno per il venticinquesimo anniversario ha decisamente una portata Nazionale più degli altri anni, non a caso sarà possibile scaricare l’app #PalermoChiamaItalia, realizzata da studenti e studentesse napoletane, e seguire le varie attività e le dirette streaming dal proprio cellulare.

Ma gli eventi non finiscono qui, a Palermo non ci si ferma.

Alle 10.30 a Terrasini: Le autorità civili, militari e religiose e i ragazzi delle scuole del territorio si ritroveranno all’interno della Villa a Mare dove sorge il Giardino della Legalità alle 10,30. Successivamente una corona, in omaggio al giudice, sarà deposta in piazza Borsellino e Falcone.

Alle 11.30 ci sarà la prova generale di “Parole Rubate” presso il Teatro Massimo, con Ennio Fantastichini, “Parole rubate” Un’opera d’inchiesta civile, sulle stragi del 92′, scritta dai giornalisti Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretata da Ennio Fantastichini, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, le musiche di Marco Betta, l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Yoichi Sugiyama“.
Fantastichini attraverso un monologo interpreterà quella voce che fin’ora è rimasta in silenzio circa i lati oscuri dell’indagine sulle morti dei magistrati, dettagli volutamente lasciati perdere, come il computer di Falcone e la famosa Agenda Rossa di Borsellino sparita dopo la sua morte.
Il teatro in questo modo diviene un veicolo di trasmissione e comunicazione dei fatti avvenuti tra maggio e luglio del 92′.
La prima e unica sarà per le 20.00 al Teatro Massimo.

Alle 15.30 Pedalata civica: Palermo /Capaci / Palermo per un chiaro e netto No alla mafia. Raduno e partenza alle ore 15.,30 da piazza Magione-Palermo (accanto teatro Garibaldi-Via Castrogiovanni) luogo di nascita di Giovanni Falcone. Attraversamento della città–Tommaso Natale-Sferracavallo-Isola delle Femmine -Capaci. Breve sosta sul luogo della strage. Ritorno e arrivo all’albero Falcone (Via Notarbartolo) dove alle 17,58 si parteciperà al momento commemorativo. Per info e contatti associazioni: Voci Attive 3384119985 – Vivi e lassa Viviri 3666612273.

Due saranno i Cortei che interesseranno la città:
15.45 Da Via D’Amelio fino all’Albero Falcone
16.30 Dall’aula Bunker del Cacercere Ucciardone fino all’albero Falcone

Alle 17.58 ora della strage verrà osservato ovunque un minuto di silenzio.

Alle 19.00 presso la Chiesa di San Domenico, verrà celebrata una Santa Messa in memoria delle vittime.“

Alle 20.30 ci sarà la messa in onda da parte di Rai uno di un Documentario sui luoghi della memoria condotto da Fabio Fazio insieme a Pif e a Roberto Saviano: un racconto a metà tra narrazione, scrittura teatrale e documentario che si svolge nei luoghi di Giovanni e Paolo. Il Palazzo di Giustizia, l’aula bunker, la biblioteca di Casa Professa, gli scogli dell’Addaura e la spiaggia di Mondello, la questura, l’albero Falcone, gli uffici dei due magistrati, via D’Amelio (dove sarà allestito il palco centrale) e infine Capaci, proprio nei metri quadrati esatti in cui è avvenuto l’attentato.
Il documentario non seguirà un ordine cronologico ma intreccerà fra loro le storie dei due Magistrati, con l’intento, come ha sottolineato Fazio, di poter raggiungere tutta l’Italia e raccontare i fatti anche a chi all’epoca era troppo piccolo per ricordare o ancora non era nato.
Altri Big saranno presenti sul Palco in Via D’Amelio con cui ci saranno parecchi collegamenti.
Il messaggio conclusivo di Fazio è quanto mai simbolico: L’auspicio, è che possano essere in tanti a seguire questa narrazione spericolata. Vogliamo che il Paese per una sera sia tutto unito.

Ed è questo che tutti noi, per la giornata del 23 maggio 2017 ci auguriamo, che non sono Palermo, ma che l’Italia tutta sia unita nel giorno della memoria, per non dimenticare, per non stare zitti, per far in modo che quel che è accaduto non si ripeta mai più.

 

Fonti: