Capitolo 48 – Il Tempio Maggiore di Roma

Il Tempio Maggiore di Roma, una delle sedici Sinagoghe ebraiche presenti sul suolo romano, sito in Lungotevere De’Cenci, in stile Liberty è uno dei più belli monumenti di Roma all’interno del ghetto ebraico e nelle vicinanze del Fatebenefratelli e l’Isola Tiberina.
Vi racconterò in questo post la mia esperienza a gennaio quando sono riuscita a visitarla durante il mio ultimo soggiorno romano.

a120a7ff394be430b6b380b3307a712d

Il Tempio Maggiore di Roma, una delle sedici Sinagoghe ebraiche presenti sul suolo romano, sito in Lungotevere De’Cenci, in stile Liberty è uno dei più belli monumenti di Roma all’interno del ghetto ebraico e nelle vicinanze del Fatebenefratelli e l’Isola Tiberina.
Vi racconterò in questo post la mia esperienza a gennaio quando sono riuscita a visitarla durante il mio ultimo soggiorno romano.

1970006f04dd7f3e9c0df2d8b4ffa7b4Il Ghetto ebraico ormai è un quartiere caratteristico di Roma, nel secolo scorso è stata la prigione degli ebrei di Roma, costretti a vivere in quella zona lungo le sponde del Tevere da un’ordinanza papale che poi si è tradotta nelle leggi antisemitiche del fascismo.
Gli ebrei di Roma rappresentano un grande pezzo di storia di Roma stessa, a sentire la guida che vi condurrà all’interno dell’edificio sacro stesso, i veri romani di Roma sono sopratutto gli ebrei del ghetto.

Se decidete di far visita alla Sinagoga è bene che fate attenzione ad alcune cose, visionate il sito: Sito della comunità ebraica perché la Sinagoga non è aperta al pubblico durante le festività ebraiche o le celebrazioni, per poter partecipare alle celebrazioni occorre un ab3f5282fdcec3eaa97af1f50e4ed825permesso da richiedere alla direzione stessa ben motivato e non sempre è possibile ottenere quel permesso.
Tramite il sito che vi ho lasciato potete trovare informazioni dettagliate sulla comunità ebraica di Roma e le loro festività.
L’orario è assai flessibile, li trovate a questo sito qui: Museo Ebraico orari lo troverete aperto dalle 9,30 fino alle 16.30 da ottobre a marzo e fino alle 17-18 da aprile a settembre, l’estate permette orari più flessibili.
Il vernedì è aperto dalle 9 alle 14 in orario invernale e dalle 10 alle 16 in orario estivo.
37fe8d6f759bba818bfcf3a7417f55f9Il sabato è sempre chiuso, così come la domenica e durante le festività ebraiche. Tuttavia sul sito troverete tutte le info del caso.Fuori all’ingresso una piccola tabellina parla delle tariffe e delle agevolazioni, il biglietto intero è di 11 euro, gruppi (minimo 20 persone) si scende a 8 euro, per gli studenti è 5 euro e bambini sotto ai 10 anni e disabili non in gruppo, l’ingresso è gratuito.
Quando l’ho visitata io c’erano dei giornalisti, ma da quanto ho capito avevano avvisato prima la direzione del loro arrivo.

Raggiungere il Tempio Maggiore di Roma è facile anche con i mezzi stessi, ma sinceramente il percorso che mi ha suggerito Google Maps è stato di tutto rispetto e a guardarlo meglio adesso, noto come sia anche possibile fare più soste e vedere altri monumenti oltre la Sinagoga.
Il punto di partenza è il Ponte Umberto Primo, dovete attraversarlo e giungere all’altra sponda rispetto a dove si trova Castel sant’angelo e il vaticano.
La via è dritta fino a che non giungete a Piazza di Tor Sanguigna, svoltando a sinistra. fc997ad37b9b6f70925cb9120d58ca1bQuesta zona fino a Piazza delle Cinque Lune l’ho trovata davvero particolare e singolare, piena di negozietti di antiquariato e di Hotel decisamente retrò. Vi ritroverete in Corso del Rinascimento, qui potete tranquillamente fermarvi, Palazzo Madama è alla vostra destra. Ma in zona troverete anche il Pantheon e piazza Navona e poco più di giù di Piazza Navona Campo De Fiori, più altre chiesette in cui potete soffermarvi, insieme al Cafè Eustachio, vicino l’omonima chiesa se volete godervi un momento, per quanto tra il Pantheon e Campo De Fiori, i luoghi di ristoro non mancano.
Se vi siete concessi o meno questo piccolo Tour tra le mete che vi ho segnalato, per ritornare sul cammino, basterà che torniate su Corso del Rinascimento, lungo la via Piazza di Torre Argentina.
L’ultima tappa prima di giungere alla Sinagoga è sicuramente Piazza delle Cinque Scole, che apprenderete dalla Guida erano i cinque palazzi che custodivano le scuole ebraiche o per essere precise le ramificazioni dell’ebraismo stesso. 6e902352684fb388853f47e41ca203d4

Non esistono solo gli ebrei che provengono appunto dalla Palestina come molti di noi pensiamo, ci sono anche di origini spagnole (la piccola sinagoga all’interno del museo è spagnola) e questi cinque palazzi nell’omonima piazza li radunava durante il periodo in cui gli Ebrei erano chiusi nel Ghetto per ordinanza papale.
Superata la piazza siete giunti a destinazione, la Sinagoga con il Ponte Fabricio è davanti a voi, insieme all’Isola Tiberina e al Fatebenefratelli.
Ora, quando sono arrivata, visto che giungevo da Piazza delle Cinque Scole per raggiungere l’ingresso ho dovuto far il giro, l’ingresso è proprio dalla parte del Ponte in sostanza ma devo dire che poter girare attorno all’edificio è stato molto bello, ho avuto modo di osservarlo con calma, anche perché non soltanto ci sono i vetri e le porte, ma anche sulle pareti ci sono verie incisioni risalenti alla seconda guerra mondiale e agli ebrei morti durante quel periodo, quasi a ricordo e memoria di ciò che è stato, l’ho trovato molto toccante.

8b5fc34b06286d3e0efb7d3d3221acaaSulla zona intorno non mi sono soffermata all’inizio, ve ne parlerò dopo.
L’ingresso ci sono dei controlli, poi verrete indirizzati verso l’ingresso del museo, il museo in sostanza è l’inizio del Tour, sarà poi la guida a portarvi in Sinagoga, non accedete da soli.
Ho apprezzato davvero le donne del museo, tutte appartententi alla comunità ebraica stessa, molto attente e gentili, si è accorta lei che potevo accedere al ridotto e la cosa non mi è dispiaciuta devo essere sincera.
Prima di entrare vi diranno a che ora sono le visite guidate in Sinagoga, ci sono due orari diversi per quella in inglese e per quella in italiano.
Da quel che ho potuto capire, le visite in italiano sono ogni mezz’ora, quelle in inglese ogni quaranta minuti. La guida tuttavia vi verrà a chiamare e radunerà piccoli gruppi dicendo se sarà in inglese o in italiano e visto che il museo non è così grande, è assai facile che non perdiate l’appuntamento. Anche se all’ingresso, consegnata la guida vocale, vi diranno dove troverete la vostra guida, in che sala.
Insomma le informazioni non mancano!

Muniti di guida elettronica raggiungete il museo e sinceramente io ne sono rimasta estasiata.
E’ un tuffarsi nella cultura ebraica a trecentosessanta gradi, tra stoffe, utensili, libri e fotografie.
Le stole dei rabbì, i testi antichissimi, i rotoli e i contenitori in legno che custodiscono la Torah.
Non manca nemmeno la zona in cui si racconta la storia del ghetto dalle sue origini ad oggi.
E’ un tripudio di colori e di scenari questo museo, tutto perfettamente conservato.
Alcuni pezzi delle sinagoghe appartenti alle Scole sono presenti all’interno, li noterete quando vi avvicinerete alla piccola Sinagoga Spagnola, molto intima e caratteristica.
Non manca anche il periodo della guerra mondiale e i testi appartenti ai deportati.
Sono rimasta molto toccata da quella sezione, sopratutto perché mentre ero presente una nonna raccontava a sua nipote della guerra, è stato emozionante.

La Guida ci ha riuniti dopo aver terminato la visita all’interno del museo, conducendoci all’interno dell’edificio sacro, qui agli uomini è richiesto di indossare la Kippah in segno di rispetto verso il luogo sacro.
I banchi sono nominativi la navata centrale è per gli uomini, le donne seguono le funzioni religiose dalle due navate laterali.351fe190d50ec596770b9ea5fe681a5e

Non ricordo come si chiamava la guida, ma so per certo che è un’ebrea di Roma ed è stata fantastica, aperta alle domande, scherzosa e divertente, non solo ha raccontato la storia, ci ha anche concesso qualche aneddoto interessante.
L’altare è più in alto, ma questa è stata una scelta degli architetti, la Torah per quanto custodita dentro una tenda, è alla portata di tutti.
L’edificio venne costruito come a riconciliare gli ebrei con la città di Roma, doveva appunto celebrare tutto questo.
Lo stile è lo stesso dell’esterno, Liberty con colori tenui e pastello.
L’altare centrale e la tenda dov’è racchiusa la Torah ha un’iscrizione in ebraico, che sta a significare: “Santità. Ricorda il luogo in cui ti trovi.”
L’altare è imponente e con questa scritta sul frontone di quel piccolo tempietto con la tenda che racchiude la Torah la sensazione è ancora più particolare.

a6ee9bc1ca5d6d7e156b47a9ac1ce6e8I colori richiamano le Sacre Scritture, l’arcobaleno sulla Cupola che è quadrata, ricorda il diluvio universale, i cieli stellati sui tetti delle due navate, la Promessa di Dio ad Abramo circa la sua discendenza, sarebbero stati tanti quante le stelle del cielo.
C’è una grande organizzazione all’interno della Sinagoga, ordine e sinceramente ho apprezzato anche questo lato della cultura ebraica.
Si respira sacralità fra quei marmi bianchi, reale sacralità.
Alla fine della visita guidata siamo tornati al punto di partenza e lungo le mura del cortile ci sono altri reperti antichi da poter guardare.

Una volta all’esterno ho potuto godermi un po’ la zona e il quartiere, per quanto avessi dalla mia poco tempo, complice un appuntamento con degli amici.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata una chiesa davanti alla Sinagoga stessa, l’iscrizione sulla porta d’ingresso, non solo era in latino, ma anche in ebraico a testimoniare proprio questa vicinanza e unione fra le due comunità.
Dietro la Sinagoga è pieno zeppo di ristoranti Kosher, ristoranti di cucina ebraica o Romano-ebraica, è tipico del ghetto e sono davvero ottimi tutti, non ho avuto modo di provarli.15c0dec39a0c552c3ad41d3e0350ae1e

La zona del Lungotevere è caratteristica, uno scorcio di Roma che posso esser sincera mi mancava davvero.
Ponte Fabricio, è semplice eppure rimane impresso.
La giornata era grigia ma l’aria che si respirava era decisamente particolare, per qualche strano motivo era come se non fossi realmente a Roma, ma altrove.
Si respira davvero un’aria diversa nel ghetto, l’ho trovato pittorico, non posso nascondere di essermi emozionata a passeggiare sul ponte e sul Lungotevere De’ Cenci.
Il Tempio Maggiore di Roma è un luogo che merita e sinceramente spero di poter visitare più avanti con più calma e potermi concedere un pranzo in uno dei tanti Kosher in zona, senza contare che devo soddisfare la mia voglia di avere una Kippah tutta mia.

 

Articoli correlati:

 

 

Capitolo 47 – #PrayForManchester

Lascio ai giornali di riportare i fatti, perché ci sono state fin troppe bufale intorno a quanto accaduto al concerto di Ariana Grande a Manchester lo scorso 22 maggio. Questo post, seppur parta dal fatto di cronaca, vuole essere una riflessione, il modo in cui mostriamo a chi vuole renderci schiavi che non siamo disposti ad accettare le catene in silenzio, non siamo disposti a cambiare, non siamo disposti a barattare la nostra libertà. Noi, perché non esiste un IO in queste tragedie e nella risposta alla violenza, esiste un NOI, un noi forte e chiaro. Voi non riuscirete a spegnerci, noi combatteremo non con le armi ma rifiutandoci di restare in silenzio, uniti.

pray-for-manchester

Lascio ai giornali di riportare i fatti, perché ci sono state fin troppe bufale intorno a quanto accaduto al concerto di Ariana Grande a Manchester lo scorso 22 maggio. Questo post, seppur parta dal fatto di cronaca, vuole essere una riflessione, il modo in cui mostriamo a chi vuole renderci schiavi che non siamo disposti ad accettare le catene in silenzio, non siamo disposti a cambiare, non siamo disposti a barattare la nostra libertà. Noi, perché non esiste un IO in queste tragedie e nella risposta alla violenza, esiste un NOI, un noi forte e chiaro. Voi non riuscirete a spegnerci, noi combatteremo non con le armi ma rifiutandoci di restare in silenzio, uniti.

 

Mi sento di voler partire proprio dalla frase di Giovanni Falcone, visto che per me, siciliana di nascita e Palermitana da una vita, ieri si è concluso il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, dove il Giudice Falcone insieme a sua moglie e la sua scorta, hanno perso la vita.

Voglio partire proprio dalla risposta che i siciliani e l’Italia tutta ha dato a questa violenza per rispondere all’atto compiuto a Manchester un giorno prima dell’anniversario della morte di Falcone. Noi non siamo stati zitti. Loro pensavano che uccidendo lui, che osava troppo, noi tutti saremmo stati zitti. Hanno chiuso una bocca, nella speranza di chiuderle tutte e in realtà ne hanno aperte altre mille, se non di più. Hanno cercato di limitare la nostra libertà, di condizionare la nostra vita con l’uso della violenza, minacciando di strapparci la vita uccidendoci.

Noi siciliani non ci siamo piegati a quest’orrendo gioco, all’indomani della strage abbiamo battuto i piedi, all’indomani della strage eravamo tutti uniti a ricordare e la marea di gente intorno all’albero Falcone di ieri ne è la prova. Potete tentare di ucciderci e di tapparci la bocca, noi urleremo più forte.

Mi permetto di parafrasare una frase del Giudice Falcone: Coraggio è convivere con la paura ma non lasciare che questa ci cambi, in caso contrario è incoscienza.

E’ esattamente così.

Il 22 maggio scorso avete, per l’ennesima volta, terrorizzato l’intero mondo con l’uccisione di ragazzi e di bambini ad un concerto. Il punto è che, nonostante la paura che ormai ci avete messo addosso, attentato dopo attentato, noi tutti non smetteremo di vivere. Noi tutti non cambieremo il nostro futuro per essere al sicuro da voi. Non ci chiuderemo in casa e smetteremo di viaggiare, andare ai concerti, andare al ristorante o a lavoro e non smetteremo di mandare i nostri figli in luoghi come questi, non gli strapperemo le ali, no signore. Non lo faremo. Insegneremo loro a seguire le loro passioni anche se queste un giorno potrebbero strapparli via alle nostre braccia.

Cosi com’è accaduto a molte famiglie a Manchester.

Questa mattina ho letto parecchi articoli, articoli in cui Madri salutano le loro figlie, figlie che a malapena avevano 15 o 18 anni, giovanissime. Leggevo di una madre che vorrebbe avere le stesse paure che aveva la sua nel mandare una figlia al concerto. Aver paura che la inducano a ben altre strade cattive, che le capiti ben altro, ma che questo non significhi perdere la vita. Andare ad un concerto e perdere la vita nel ventunesimo secolo, non è accettabile.

Non è accettabile sapere che proprio alla fine di questo, chi è stato accolto ed è fuggito dalla guerra, decide di far scoppiare una bomba e uccidere innocenti. Strapparli alle loro passioni, impedire che possano continuare a sognare e a vivere.

Non oso immaginare come questi ragazzi, parlo di chi è sopravvissuto, possa ora vivere, possa ora pensare di uscire di casa o andare ad un altro concerto, anche solo viaggiare. Penso a come Ariana Grande possa oggi, continuare a cantare sapendo che ben ventidue vittime pesano sulla sua coscienza, pur non avendo fatto nulla.

Così come al Bataclan quasi un anno fa, oggi, sono solo ragazzi. Ragazzi che suonavano, ragazzi che erano là per poter incontrare il proprio idolo.

Che cosa c’è di male nell’avere delle passioni? Nel vivere una vita che non si riduca solo all’osservanza delle leggi di Dio?

Dio non ci fulmina per essere come siamo, con che diritto voi, semplici umani, decidete che no, non possiamo vivere cosi. Perché vi autoproclamate Dio? Perché vi mettete al suo posto e decretate che questa è la sua volontà?

Mi fa infuriare tutto questo.

Mi fa infuriare sapere che, tutto questo è successo. Ma nonostante questa rabbia, non vi odio. Non odio chi ha ucciso queste persone e chi l’ha fatto in passato e chi probabilmente sta ponderando di farlo di nuovo. Come diceva quel marito francese dopo la tragedia del Bataclan, voi il mio odio non lo averete.

Piuttosto avere il mio biasimo, perché non riuscite a vedere quale meraviglia soffocate con le vostre azioni, con il vostro estremismo.

La religione salva i popoli, ma l’estremismo li uccide, li allontana da Dio. L’estremismo non è giusto, è sbagliato, è al confine, è più male che bene, anzi è solo male, non è più bene. E forse è ancora peggiore perché si crede essere bene. Si crede essere nel giusto.

E a due giorni dalla tragedia, quando si contano le vittime, quando mi rendo conto che una di loro, era una Oncers così come lo sono io, non posso che rimanere impietrita di fronte a tutto quanto, di fronte alla realtà dei fatti. Ma questo non mi ridurrà al silenzio, non mi spingerà a smettere di viaggiare, vivere e sognare e di insegnare alle mie figlie un domani che vivere così come vogliono e desiderano non è affatto un errore, è l’unica cosa giusta, è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

E sono orgogliosa di tutte quelle madri, di tutti quei genitori che hanno deciso di non sporcare con odio e rancore la memoria delle figlie perse, di salutarle con amore e con calore. Di restare nell’amore nonostante la perdita, di non permettere al dolore di trasformarle in dei mostri. 

Perdere un figlio è una cosa orribile, che non posso nemmeno immaginare, ma il punto è che noi tutti, noi tutti che siamo rimasti, abbiamo il dovere di restare nell’amore. Di combattere quest’orrore con l’amore.

Se ci lasciamo cambiare da loro sarà come se ci avessero uccisi davvero.

E nessuno vuole morire. Nessuno.

E nessuno morirà.

 

Capitolo 46 – Falcone&Borsellino

L’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo insieme alla scorta, quest’anno si prepara insieme a Palermo a ricordare l’evento per il venticinquesimo anno consecutivo, tanti sono gli eventi in programma tra cui la diretta serale Rai con Pif sui luoghi della memoria, uno spettacolo teatrale al Teatro Massimo, e parecchie marce organizzate dai cittadini. L’aula Bunker del carcere Ucciardone sarà interessata da una serie di interventi di grandi figure dello Stato. Le navi della legalità torneranno e sono attesi più di Mille studenti da tutta Italia. Un’iniziativa che ha smosso anche i social attraverso l’hastag #PalermoChiamaItalia.

caponnetto_falcone_borsellino

L’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo insieme alla scorta, quest’anno si prepara insieme a Palermo a ricordare l’evento per il venticinquesimo anno consecutivo, tanti sono gli eventi in programma tra cui la diretta serale Rai con Pif sui luoghi della memoria, uno spettacolo teatrale al Teatro Massimo, e parecchie marce organizzate dai cittadini. L’aula Bunker del carcere Ucciardone sarà interessata da una serie di interventi di grandi figure dello Stato. Le navi della legalità torneranno e sono attesi più di Mille studenti da tutta Italia. Un’iniziativa che ha smosso anche i social attraverso l’hastag #PalermoChiamaItalia.

Gli uomini passano, le idee restano e quelle idee cammineranno sulle gambe degli uomini che verranno.

Venticinque anni fa trovavano la morte sull’autostrada di Capaci il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta. Venticinque anni da quell’orrido pomeriggio dove un uomo di legge, uno di noi, trovava la morte per la mano oscura di Cosa Nostra.
Palermo, e l’Italia tutta di fronte a questa morte non è rimasta in silenzio, gli anni delle stragi, perché è così che li ricordiamo, non sono passati sotto silenzio, ad oggi ogni anno Palermo con tutta l’Italia ricorda sempre il coraggio non solo di Falcone, ma anche di Borsellino.

Falcone – Borsellino, si pronunciano insieme, mai staccati, come se fossero una cosa sola e infondo per noi lo sono eccome. Sono gli uomini coraggio, quei Palermitani che hanno rotto il muro del silenzio e hanno sfidato Cosa Nostra per una città migliore, per un futuro migliore, per una vita migliore. Hanno rischiato la loro vita per darne una a noi, una vita che stiamo vivendo in una città non più sotto il gioco di un’ombra nascosta e invisibile.

C’è chi dice che i Martiri appartengono al passato, ai periodi delle persecuzioni romane. Non è più un periodo di santi questo nostro ventunesimo secolo.
Io dico che si sbagliano, io dico che hanno torto.
Il nostro secolo ha i suoi martiri, ha i suoi santi e noi li ricordiamo.
Non c’è un imperatore che ci impedisce di professare il nostro credo, se mai ci sono uomini che limitano la nostra libertà ed è in nome di quella libertà che Falcone e Borsellino sono morti.
Palermo rende grazie ai suoi eroi e a coloro i quali fino all’ultimo sono stati capaci di proteggerli.

Una lotta che non si è chiusa con loro, perché se i più pensavano di aver finalmente tappato la bocca di due persone scomode, si sono ritrovati davanti ad una verità e una realtà ben diversa.
Ne possono aver chiuse due di bocche, ma ne hanno aperte più di mille.
Hanno tagliato quattro gambe, ma ne sono ricresciute più di mille.
Non hanno spento quelle idee, quelle idee camminano con noi, vivono nelle nostre menti, nei nostri occhi.
Falcone e Borsellino siamo noi.
Noi nel nostro piccolo ogni giorno, quando facciamo in modo che la giustizia prevalga, quando non veniamo meno ai nostri principi, quando scegliamo di fare la cosa giusta al posto di quella facile e comoda.
Noi siamo Falcone e Borsellino.
E noi non staremo mai zitti.
Mai.

La città si prepara a ricordarli, con eventi che sono già partiti il 21 maggio, sabato scorso con un concerto all’Aereoporto Falcone e Borsellino.
Il 23 maggio, giorno del ricordo e della memoria, Palermo e tutti i suoi cittadini ma anche chi verrà da fuori sarà impegnato in più di un’attività in memoria del Magistrato ucciso dalla mafia.
Per l’occasione parecchie vie cittadine saranno chiuse, tuttavia l’Amat ha posto in essere la possibilità di poter usufruire dei mezzi pubblici per la giornata di martedì con un solo biglietto giornaliero di 1.40€ in modo da agevolare i cittadini negli spostamenti vista l’impossibilità di utilizzare i mezzi propri per muoversi in città.
Le zone interessate sono il Carcere Ucciardone con l’Aula Bunker dove avverranno parecchi eventi con le massime cariche dello stato e la zona dell’Albero Falcone sito in via Notarbartolo.
Queste due zone sono a traffico limitato e con rimozione coatta dei veicoli fino alla fine degli eventi.
Le corse degli autobus e dei tram rimangono invariate.

Gli eventi partono di buon mattino domani alle 9.00 con le navi della Legalità che sbarcheranno a Palermo già partite quest’oggi da Civitavecchia, la Fondazione Facone nel suo comunicato stampa rilasciato sul sito parla di un numero a tre zeri: 1000 mille studenti sono attesi al porto di Palermo per domani mattina, provenienti da tutta Italia.
All’interno delle navi grandi cariche dello stato come: Il presidente del Senato Pietro Grasso, la Ministra dell’Istruzione e dell’Università Valeria Fedeli, il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il Vice Presidente del CSM Giovanni Legnini e il professore Nando Della Chiesa.
Le navi verranno accolte dal presidente della Fondazione Falcone Maria Falcone e dal Presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

Da qui partiranno le celebrazioni, i ragazzi delle navi della Legalità verranno accolti dagli studenti siciliani provenienti da tutti i paesi vicini a Palermo e subito dopo ci si sposterà presso l’Aula Bunker, del Carcere Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra.
Dalle ore 9.45 fino alle 12.30 con diretta degli eventi sull’emittente Rai uno.
Per l’occasione l’aula diverrà una vera e propria galleria d’arte, che mostrerà i tesori recuperati dai Carabinieri per la tutela del patrimoncio Culturale.
Ai nomi già citati si uniranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Contemporaneamente, saranno allestiti i “Villaggi della Legalità” all’esterno dell’Aula Bunker e a piazza Magione“

In tutta Italia al richiamo social #PalermoChiamaItalia tramite Instagram e Youtube gli eventi non saranno pochi:
Milano: il convegno dal titolo “L’eredità di Falcone e Borsellino nella Calabria che si ribella”, con il magistrato Gaetano Calogero Paci, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di Michele Albanese, Rocco Mangiardi e di Nando Dalla Chiesa.
Teramo: saranno presentati i progetti delle studentesse e degli studenti sulla legalità nell’Aula Magna dell’ateneo.
– Foggia e Bari:si terranno performance delle ragazze e dei ragazzi, testimonianze dei parenti delle vittime di mafia.
– Roma: le scuole incontreranno il Procuratore capo Giovanni Pignatone.
– Napoli: si terrà la tavola rotonda dal titolo: “L’esempio di Falcone e Borsellino: ricordare per crescere”, che sarà seguita dall’esibizione del Coro giovanile del San Carlo.
– Vibo Valentia: sarà proiettato il video “Senza niente per te”, realizzato dal coordinamento regionale delle Consulte studentesche della Calabria, in partenariato con l’Istituto Professionale di Stato Cine-TV “Roberto Rossellini”, di Roma.
– Trieste: nella sede della Corte d’Assise d’Appello, ci sarà
un incontro tra alcuni magistrati e le scuole.

Per la prima volta, inoltre, verranno presentati a Palermo i progetti sulla legalità delle ragazze e dei ragazzi delle università italiane. Grazie al Protocollo d’Intesa siglato un anno fa tra il Miur, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI) e la Fondazione Falcone, gli atenei e le realtà studentesche universitarie sono stati coinvolti nel progetto “Università per la legalità”. L’obiettivo è quello di promuovere, sulla base dei valori della Costituzione, la cultura della memoria e dell’impegno attraverso un percorso di sensibilizzazione e formazione del mondo accademico.

Un evento che quest’anno per il venticinquesimo anniversario ha decisamente una portata Nazionale più degli altri anni, non a caso sarà possibile scaricare l’app #PalermoChiamaItalia, realizzata da studenti e studentesse napoletane, e seguire le varie attività e le dirette streaming dal proprio cellulare.

Ma gli eventi non finiscono qui, a Palermo non ci si ferma.

Alle 10.30 a Terrasini: Le autorità civili, militari e religiose e i ragazzi delle scuole del territorio si ritroveranno all’interno della Villa a Mare dove sorge il Giardino della Legalità alle 10,30. Successivamente una corona, in omaggio al giudice, sarà deposta in piazza Borsellino e Falcone.

Alle 11.30 ci sarà la prova generale di “Parole Rubate” presso il Teatro Massimo, con Ennio Fantastichini, “Parole rubate” Un’opera d’inchiesta civile, sulle stragi del 92′, scritta dai giornalisti Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretata da Ennio Fantastichini, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, le musiche di Marco Betta, l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Yoichi Sugiyama“.
Fantastichini attraverso un monologo interpreterà quella voce che fin’ora è rimasta in silenzio circa i lati oscuri dell’indagine sulle morti dei magistrati, dettagli volutamente lasciati perdere, come il computer di Falcone e la famosa Agenda Rossa di Borsellino sparita dopo la sua morte.
Il teatro in questo modo diviene un veicolo di trasmissione e comunicazione dei fatti avvenuti tra maggio e luglio del 92′.
La prima e unica sarà per le 20.00 al Teatro Massimo.

Alle 15.30 Pedalata civica: Palermo /Capaci / Palermo per un chiaro e netto No alla mafia. Raduno e partenza alle ore 15.,30 da piazza Magione-Palermo (accanto teatro Garibaldi-Via Castrogiovanni) luogo di nascita di Giovanni Falcone. Attraversamento della città–Tommaso Natale-Sferracavallo-Isola delle Femmine -Capaci. Breve sosta sul luogo della strage. Ritorno e arrivo all’albero Falcone (Via Notarbartolo) dove alle 17,58 si parteciperà al momento commemorativo. Per info e contatti associazioni: Voci Attive 3384119985 – Vivi e lassa Viviri 3666612273.

Due saranno i Cortei che interesseranno la città:
15.45 Da Via D’Amelio fino all’Albero Falcone
16.30 Dall’aula Bunker del Cacercere Ucciardone fino all’albero Falcone

Alle 17.58 ora della strage verrà osservato ovunque un minuto di silenzio.

Alle 19.00 presso la Chiesa di San Domenico, verrà celebrata una Santa Messa in memoria delle vittime.“

Alle 20.30 ci sarà la messa in onda da parte di Rai uno di un Documentario sui luoghi della memoria condotto da Fabio Fazio insieme a Pif e a Roberto Saviano: un racconto a metà tra narrazione, scrittura teatrale e documentario che si svolge nei luoghi di Giovanni e Paolo. Il Palazzo di Giustizia, l’aula bunker, la biblioteca di Casa Professa, gli scogli dell’Addaura e la spiaggia di Mondello, la questura, l’albero Falcone, gli uffici dei due magistrati, via D’Amelio (dove sarà allestito il palco centrale) e infine Capaci, proprio nei metri quadrati esatti in cui è avvenuto l’attentato.
Il documentario non seguirà un ordine cronologico ma intreccerà fra loro le storie dei due Magistrati, con l’intento, come ha sottolineato Fazio, di poter raggiungere tutta l’Italia e raccontare i fatti anche a chi all’epoca era troppo piccolo per ricordare o ancora non era nato.
Altri Big saranno presenti sul Palco in Via D’Amelio con cui ci saranno parecchi collegamenti.
Il messaggio conclusivo di Fazio è quanto mai simbolico: L’auspicio, è che possano essere in tanti a seguire questa narrazione spericolata. Vogliamo che il Paese per una sera sia tutto unito.

Ed è questo che tutti noi, per la giornata del 23 maggio 2017 ci auguriamo, che non sono Palermo, ma che l’Italia tutta sia unita nel giorno della memoria, per non dimenticare, per non stare zitti, per far in modo che quel che è accaduto non si ripeta mai più.

 

Fonti:

Capitolo Quarantacinque – Rabbit Hole

Come già capitato in passato, ritorno a parlarvi dei posti mangerecci della mia città, questa volta tocca a Rabbit Hole, un nuovo locale a tema Alice nel Paese delle meraviglie aperto a Palermo, nella zona del Teatro Massimo, in Via Volturno 20, neanche qualche mese fa. Lanciamoci insieme in quest’avventura, presto che è tardi!

IMG_20170428_173918

Come già capitato in passato, ritorno a parlarvi dei posti mangerecci della mia città, questa volta tocca a Rabbit Hole, un nuovo locale a tema Alice nel Paese delle meraviglie aperto a Palermo, nella zona del Teatro Massimo, in Via Volturno 20, neanche qualche mese fa. Lanciamoci insieme in quest’avventura, presto che è tardi!

Ho scoperto Rabbit Hole per caso, tramite un post di un mio amico di Facebook, che segretamente ringrazio per averlo visitato proprio il giorno dell’apertura e aver condiviso sulla sua bacheca le foto di questo splendido locale.
L’inaugurazione risale al 18 marzo scorso ed è stata ben accolta dai Palermitani che hanno partecipato in molti all’evento, apprezzando questa nuova sala da the, nata proprio nel cuore della città, alle spalle del Teatro Massimo che un po’ tutto il mondo ci invidia.
IMG_20170428_214713Rabbit Hole come vi ho accennato, è una sala da the, ispirato all’omonimo racconto di Carol, Alice nel paese delle meraviglie da cui sono stati tratti ben due film Alice in the Wonderland e Alice aldilà dello specchio, quest’ultimo film tra le altre cose è quanto mai recentissimo.
Il locale sia per la location, che per gli arredi interni trae ispirazione proprio dall’intero mondo che ruota intorno ad Alice e ai suoi personaggi, ogni cosa al suo interno vi ricorderà il magico mondo di Carol, persino il più piccolo dettaglio, non di meno all’entrata verrete accolti da Alice, e non scherzo, le cameriere del locale indossano proprio la mise dellaIMG_20170428_214845 protagonista, saranno loro infatti a condurvi al vostro tavolo.
Ma non è certo finita qui, perché prima di scegliere un tavolo, se è la prima volta che mettete piede nel locale, e vi assicuro che vi verrà chiesto, Alice vi condurrà in un piccolo Tour del posto, illustrandovi ogni stanza, che ha un nome specifico e i piccoli tocchi magici nascosti al suo interno.
Il locale è molto grande, e si sviluppa in lunghezza, come appunto una tana, con il suo corridoio le zone più grandi e il fondo della caverna stessa, che in realtà si tratta essere il giardino.

IMG_20170428_214752Ora, permettetemi di condurvi all’interno della tana del Bianconiglio in un tour totalmente raccontato con l’aiuto di qualche fotografia che ho scattato.
L’entrata è ampia, un grande portone ad arco è sempre aperto con il menù del giorno e qualche informazione circa l’apertivo, un’opzione maturata da poco, con solo otto euro, dalle 19.00 è possibile usufruire dell’apertivo, da quel che ho letto, si parla di una formula molto ricca e varia ed è accompagnata da vino e birre artigianali, decisamente vale il suo prezzo.
Tornando al nostro Tour verrete accolti dal copricapo del Cappellaio Matto, un enorme lampadario a forma del famoso cappello, occhio ai gradini, c’è anche in questa zona un piccolo salottino al piano superiore, con qualche tavolo se si preferisce un po’ di privacy.
La sala successiva è la sala dello Stregatto che appare con il suo sorriso enigmatico proprio dalla parete, non potete perderlo.
Ma avanziamo giusto un po’ e vi invito ad alzare lo sguardo, perché proprio in alto sospeso per aria un intero servizio da the galleggia e saprà incantarvi, proprio qui un secondo salottino e altri tavoli al piano di sopra, come all’ingresso.IMG_20170428_181907

E attenzione qui, sarà bene che vi diate una sistemata o rischiate che qualcuno vi tagli la testa, perché la stanza successiva è proprio quella della Regina di Cuori, elegante, raffinata e con i giusti colori e se notate un quadro appeso alla parete senza nulla dentro, beh è una delle prime magie che vi regala Rabbit Hole: una cornice meravigliosa per scattare delle foto ricordo con i vostri amici.
Ma non farete in tempo a stupirvi di questo angolo di regalità, perché subito dopo quasi a voler imitare un’alcova nascosta, ecco apparire il privé, una piccola stanzetta, con i muri in vetro in cui potrete accomodarvi e conversare con calma, avvolti dalla magia del luogo.
E se siete avventurosi potete sempre scegliere il tavolo social, nella sala del Brucaliffo, un lungo tavolo in legno dove poter sedere e conversare con tutti.
Piccoli tavolini nella zona del bar e poi infine il giardino, o forse dovrei chiamarlo il Labirinto.
Sì, avete capito bene, con poltroncine bianche e comodissime, si apre il labirinto di siepi che crea piccoli salottini dove poter gustare le vostre bevande e chiacchierare, in gran segreto perdendovi nella magia del luogo.
Alice vi condurrà in questo breve ma intenso tour, che con il labirinto termina, a questo punto dovete solo scegliere una delle tante sale e accomodarvi, in attesa dei menù.

IMG_20170428_173058Devo dire che il menù è ricco di bevande di ogni tipo, dagli infusi caldi, ai the di ogni tipo, fino ai the freddi di qualità inglese che sarà mia premura provare quanto prima, per finire ai classici caffè, crema di caffè e chi più ne ha più ne metta.
Importante, il The Macha è nel menù, se non lo avete provato, provatelo, se lo conoscete ordinatelo, è davvero ottimo.
Durante il tour, Alice, vi mostrerà le torte in bacheca, sono le torte disponibili per la giornata, avrete modo di chiedere informazioni per decidere in seguito. Inoltre, se ordinate il the arriveranno biscotti al cioccolato e burro.
Il servizio è veloce, curato e c’è il wifì libero all’interno del locale.
Una nota di grande enorme merito alle stoviglie, eleganti, all’inglese e intarsiate, per non parlare dei cucchiaini, ognuno ha una forma diversa, ed è tutto rifinito in oro.
Il bello di questo locale, come appunto diceva la mia amica, è che tutto può essere scordinato, non a caso per quanto omogeni nello stile, è arrivato un po’ tutto scompagnato, perchè infondo è nello stile dei thè con il cappellaio,no?
I dolci, anche se è la prima volta per me al Rabbit Hole, decisamente meritano una mensione, sono davvero ottimi, ho assaggiato anche la cheesecake al mojito, oltre alla mia torta macha e ne sono rimasta decisamente colpita, poi le porzioni sono decisamente abbondanti. Un dettaglio da non trascurare, vero?IMG_20170428_173334
Inoltre per tutto il locale l’acustica è fantastica, si può chiacchierare ed essere accompagnati da un sottofondo musicale in tema.
Andiamo ai prezzi, li trovo estremamente convenienti, con tanto di coperto di 1€ annesso: ho preso una fetta di torta, una tazza di the macha pagando solo 8.50€, insomma rientriamo nei 10€ che mi aspetto di spendere in una qualunque scala da the. Anzi, li trovo competitivi e buoni, almeno per quel che mi riguarda e viste anche le porzioni.
Segnalo anche le varie iniziative che i ragazzi, uno staff molto giovanile devo dire, promuovono quasi ogni settimana.
Io sono capitata nella settimana della cheesecake, legata ad un contest, si trattava di suggerire una cheesecake, la più votata sarebbe stata preparata e servita al locale, personalmente da amante di questo tipo di torte, anche se alla fine mi son fatta tentare dalla macha, ho ben visto questa iniziativa.
La settimana prima hanno dedicato un evento al Giappone, e decisamente il Macha è stato il sovrano indiscusso della festa.IMG_20170428_174534

Sono molto fantasiosi e intuitivi questi ragazzi, gli eventi che propongono e anche la stessa pagina parla da sola.
Tra le altre cose che si venga dal centro, o dalla zona del Tribunale, è molto facile raggiungerla, è quasi un punto di incontro, un crocevia tra più zone della città stessa, il locale.
Sicuramente tornerò al Rabbit Hole, tanto più che si trova vicino alla mia università, decisamente un punto a suo favore, tra i tanti.
Se non ci siete ancora già stati passate, io sinceramente mi aspetto grandi cose da questo posticino qui.

Informazioni:

Aperto dal martedì alla domenica, 9.30 – 13.30 e 16.30 – 23.45
Il lunedi sono chiusi
Email:@RabbitHolePalermo
Via Volturno, 20
Tel: 3270070818

Capitolo quarantaquattro – Mi ritorni in mente.

Tutto alla fine ritorna, i conti, quello che abbiamo fatto o che non abbiamo fatto, nel bene o nel male, tutto è destinato a tornare, anche le persone, sopratutto le persone.
Il problema è capire quando un ritorno è qualcosa di positivo e quando non lo è affatto, perché ricadere negli stessi errori, farsi ancora più male è un attimo.
Ci sono ritorni che fanno bene al cuore, altri che sono dolorosi ma necessari e altri ancora che dovremmo avere la forza di evitare, anche se speriamo nel contrario.
Ma la domanda è, quando il ritorno è un bene e quando non lo è?

video-abbracci-orig_main

Tutto alla fine ritorna, i conti, quello che abbiamo fatto o che non abbiamo fatto, nel bene o nel male, tutto è destinato a tornare, anche le persone, sopratutto le persone.
Il problema è capire quando un ritorno è qualcosa di positivo e quando non lo è affatto, perché ricadere negli stessi errori, farsi ancora più male è un attimo.
Ci sono ritorni che fanno bene al cuore, altri che sono dolorosi ma necessari e altri ancora che dovremmo avere la forza di evitare, anche se speriamo nel contrario.
Ma la domanda è, quando il ritorno è un bene e quando non lo è?

“Qualcosa che in passato è andata male, non per forza andrà male di nuovo adesso. Magari non era il momento giusto, magari entrambi avevamo bisogno di fare delle esperienze diverse, magari avevamo davvero bisogno di metterci un punto in quel momento perché non eravamo pronti. Ma questo non vuol dire che adesso, che adesso debba finire di nuovo nello stesso modo, che debba andar male. Forse dovevamo arrivare qui, trovarci in questo specifico momento, con il carico di questi anni, con la maturità di questi anni. Alle volte se le cose non funzionano subito è perché hanno bisogno di più tempo, di fare giri immensi e poi tornare, per essere pronti sul serio. Un fallimento non deve impedirti di riprovarci, di crederci ancora, perché le cose potrebbero andare diversamente, potrebbero funzionare. Non tagliarti le gambe così, ancor prima di cominciare.”

Capita che, una mattina te ne stai con lo sguardo perso dentro la tua tazza dei Targaryen a fissare il cappuccino ancora troppo caldo e la tua migliore amica ti manda una nota vocale, parte una discussione che vuoi o non vuoi, anche se hai il cervello ancora troppo perso e addormentato, ti coinvolge e inizi a farti una domanda o due, tra un morso al cornetto e un sorso di cappuccino che ehi, è ancora troppo caldo o è troppo zuccherato e non te ne sei accorta nemmeno questa volta.
E’ così che succede, nei momenti meno opportuni che ti fai una domanda e ti rispondi, ed è quello che mi è successo questa mattina, quando per la prima volta mi sono detta:

“No, non è proprio il caso di tornare, i ritorni sono sempre un errore.
I problemi non risolti tornano e sembrano essere più feroci e terribili di prima, i caratteri si scontrano e ci si rinfaccia la mancanza, gli anni di silenzio, alle volte si tenta una pantonimia vuota di ciò che si era.
E’ solo il prologo di un massacro che mieterà più vittime del precedente.”

Mi sono risposta questo, mi sono resa conto che non credo più nei ritorni, mi sono riscoperta improvvisamente categorica, asettica in questo, quasi castrante e trinciapalle in merito all’argomento.
Un no secco, che non ammette repliche.
Per me è no, alla Mara Maionchi, per dire.
E poi è arrivata quella nota vocale su What’s app a rispondermi, a contrastare quel no categorico e assoluto che Kant levati, ti ho distrutto l’imperativo categorico assoluto.

“Non tutti i ritorni sono un male, non sempre un ritorno è qualcosa di negativo. Io valuto tante cose, ci sono ritorni e ritorni, Frank. Dipende… dipende da com’è finita, dipende che tipo di rapporto avevo con quella persona. Dipende. E parlo in generale, per ogni relazione. Insomma, Frank… dipende.”

E qui, son sincera mi è cascato il saccottino dalle mani, non mi sono chiesta quando sono diventata così terribilmente categorica e castrante, a questa domanda mi sono già risposta e conosco già la risposta, mi sono solo detta che lei, quella vocina nella nota vocale, aveva dannatamente ragione.
Dipende.
Dipende eccome.wwoofing-680x350
Ci sono stati ritorni che mi hanno fatto bene, che mi hanno resa più completa e migliore, di cui avevo bisogno, persone di cui la mia vita aveva bisogno, non soltanto io. Ritorni che hanno messo pace la dove c’era guerra e tumulto, hanno placato dubbi, rimesso insieme i pezzi.
Le cose sono tornate a funzionare dopo quel ritorno, con il tempo, forse ma sono tornate a funzionare.
E quindi?
Perché a questo punto serve davvero una spiegazione, interrogarsi e darsi delle risposte, perché davvero a questo punto l’essere categoriche e assolute, castranti è l’errore degli errori.
E quindi?
Mi sono risposta che fare di tutta l’erba un fascio è la cazzata del secolo. Che giudicare il libro dalla copertina equivale ad essere superficiale: io quella persona che decide di ritornare la devo guardare negli occhi e capire, comprendere, prima di decidere se farle posto o andare via prima di subito.

La chiave è proprio questa: dipende.
Sì, la chiave è questa parola qui: d i p e n d e.
Forse o come gli inglesi amano dire Perhaps.
E’ un avverbio, precede il verbo, precede l’azione e se guardo alle altre traduzioni possibili mi salta subito all’occhio Maybebe.
Potrebbe essere.
Non possiamo dire no, o per lo meno se vogliamo davvero essere sicuri della scelta dobbiamo riflettere.
Capire chi abbiamo davanti, chi o cosa stiamo affrontando, qual è la storia con questa persona e come sta tornando.

Ci ha fatto male? Com’è finita? In che vesti sta tornando? Come siamo stati mentre lui o lei non c’era? Abbiamo voglia di ri-dargli una possibilità?

Quante domande, davvero troppe. Eppure sono necessarie, eppure dobbiamo farle, ne abbiamo il dovere, perché una nostra risposta influenzerà la vita non soltanto di quella persona, ma anche la nostra.
Ci sono quei ritorni che in cuor nostro sappiamo essere un errore o una pantonimia di quello che è stato, un eccessivo attaccarsi ai ricordi e alla felicità che è stata, i ritorni della coperta di Linus, da cui non vogliamo far a meno perché quella persona è investimento-techfood-1080x675confortevole, confortante per noi, ma allo stesso tempo torniamo a farci del male, perchè se è finita i motivi torneranno a bussarvi sulla spalla.
Ci sono i ritorni che fermiamo perché abbiamo paura e allora ci raccontiamo ancora più bugie di quante non ce ne siamo raccontate quand’è finita e in quel caso le cose sono due o ci si fa coraggio o si lascia andare.
Ci sono quei ritorni che fanno bene e basta, come l’accogliere un caro dopo un lungo viaggio e starsene ore a sentire come sono andate le cose e comportarsi come se non fosse mai andato via. Quelli sono i ritorni migliori, quelli del sì, quelli su cui quel maledetto no categorico assoluto deve bruciare prima di sera.
E poi ci sono quei ritorni che in realtà sono il vero finale, capita quando hai lasciato le cose in sospeso per paura, per stupidità o perché ti sei lasciato fuorviare dai consigli o dalle opinioni di chi davvero non capiva e non sapeva, quando non hai pensato con la tua testa. E in quei casi c’è sempre un doppio finale o va bene e le cose tornano meglio di quanto non fossero in passato o vi accorgete che c’è una voragine tra voi che non si colmerà mai. I discorsi vuoti sono imbarazzanti e i gesti artificiosi… vorrei ma ormai le cose sono davvero troppo rotte per rimetterle insieme, un po’ di colla e colore non è abbastanza.

Tutto dipende da tutto, tutto dipende da noi e dall’altra persona.
Ritornare è sicuramente il primo passo, ma è quel classico finale che si trasforma in un inizio.
Ritornare non basta, il ritorno ha bisogno del cambiamento.occhio_donna_fg_3-1-2272403630_997313609
O sarà solo una meteora splendida ma destinata a spegnersi, un fuoco alimentato dalle scintille racchiuse nelle ceneri del camino, qualcosa che realmente non ha forza, non è incentrato sulla volontà di entrambe le parti.
Di sicuro non ci si può aspettare che le cose si sistemino da sole, bisogna spendersi, investire, mettersi in gioco e mostrare all’altro che questa volta sarà diverso e che ne vale la pena.
Ritornare non è continuare la storia dove avevi messo un punto, non è nemmeno mettere punto e virgola e andare a capo, non è una parentesi splendida, qualcosa da archiviare o che deve avere una ramificazione, non è l’appendice di qualcosa.
Ritornare significa chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo, insieme.

Alla fine di tutto questo mi sono risposta che non tutto è bianco o nero è che davvero siamo noi gli artefici delle nostre vite e delle nostre relazioni, i creatori o i distruttori della nostra stessa felicità.

Articoli correlati

Capitolo quarantatré – Parto da me

Questo non è uno di quei post ispirati, che vogliono insegnare qualcosa o mostrare quanto profondi siano i pensieri partoriti all’una di notte, questo è un post che vuole segnare una sorta di punto zero, azzerare ogni cosa fin’ora fatta e ripartire.
Azzerare e non cancellare, non si cancella niente, ma voltare pagina e cominciare un nuovo capitolo, si può e si deve.

riaparto-da-me

Questo non è uno di quei post ispirati, che vogliono insegnare qualcosa o mostrare quanto profondi siano i pensieri partoriti all’una di notte, questo è un post che vuole segnare una sorta di punto zero, azzerare ogni cosa fin’ora fatta e ripartire.
Azzerare e non cancellare, non si cancella niente, ma voltare pagina e cominciare un nuovo capitolo, si può e si deve.
Credo che sia partito tutto da quel articolo di Huffington post Italia letto questa mattina, si parlava di stanchezza, quel tipo di stanchezza fisica e mentale che affligge ormai quasi tutti, uomini e donne del ventunesimo secolo.
Per quanto quell’articolo mi sia apparso melenso e artificioso, devo dire che mi ha spinto ad una riflessione, ad interrogarmi.f266f3742eae81ddfd8fd3baa82d98cf
Un passaggio in particolare mi ha colpito: ci si sente terribilmente stanchi dopo aver combattuto per qualcosa, dopo aver investito in quel qualcosa speranze, energie, e noi stessi.
Ci si sente stanchi, quando nonostante essersi messi in gioco, la partita non è finita proprio come speravamo.
E’ un peso enorme, un peso che sicuramente finiamo con il portarci dietro ed è vero quel che si dice che infondo non sei più capace di combattere e non ne hai più la forza, hai dato troppo, non puoi far altro che fermarti e riprendere fiato, prima di dare la svolta necessaria a tutto.
L’articolo infatti si conclude con un’esortazione molto positiva, si parla che anche se ci si sente stanchi, afflitti, e si crede che non ci stiamo affatto muovendo, alla fine in realtà ci muoviamo ancora, il cambiamento non deve per forza far rumore, può essere anche silenzioso.
E forse in certi casi, dopo battaglie così grosse, dopo fatti così complicati che sono riusciti a scuotere e far tremare la tua vita così nel profondo, un cambiamento silenzioso, che non fa rumore affatto, è necessario.

Quel post è riuscito a mettermi in crisi a spingermi a guardare alle mie spalle, per capire, fare un bilancio e non lo so cercare di farmi due conti di quello che mi è rimasto, perchè quel tipo di stanchezza alla fine ti induce a non percepire più nulla fra le mani, quasi tutto quanto ti stesse sfuggendo via, come la sabbia quando la stringi in un pugno e scappa via perché è troppa.
Mi vedo vivere. Sì, mi vedo vivere.
Ogni giorno nello stesso modo da mesi e mesi. Mi spingo in avanti perché in cuor mio so, che indietro non posso tornare e fermarmi… non è possibile.

Bisogna andare avanti sempre, anche quando la strada non è chiara e non sai dove ti porta o ti senti vagamente persa, perché alla fine il modo per ritrovare la via e giungere a destinazione lo trovi.

Mi sono sempre detta questo, mi sono sempre basata su queste parole.
E’ che sta volta non basta.
Questa volta è troppo, questa volta tutti i trucchetti usati per saltare il fosso non vanno bene, perché quel fosso è decisamente troppo profondo e largo.
Da un lato dover ammettere la verità, dover ammettere che nonostante gli sforzi e i pensieri, le discussioni cuore a cuore con gli amici di sempre, c’è un limite che questa volta non riesco a superare e mi rende ancora più stanca, mi rallenta.
Un limite nuovo con cui mi scontro ogni giorno, che ha preso nome e cognome proprio oggi: incapacità di perdonare. Incapacità di andare oltre.
Perdonare è pace, per tutti, per chi ha ferito e per chi è stato ferito.
Ma bisogna essere pronti a farlo e io devo riconoscerlo, non sono pronta, non vedo quell’opzione o se la vedo non voglio e non sono pronta a prenderla.
E quindi, che cosa posso fare? Devo finire con lo sforzarmi di fare qualcosa per cui ancora non sono pronta?

Il bello è venuto qui, dalla risposta che mi sono data.

Ricominciare da me.

E’ la risposta che sono riuscita a darmi oggi, sul cosa dovrei fare adesso a questo punto, visto che non sembra esserci una via d’uscita da questo loop demenziale.
Devo investire in me stessa, in quel pizzico di sano egoismo che mi permetta di accettarmi finalmente.
Devo riuscire ed essere in grado di amare me stessa e smetterla di darmi la colpa di ogni cosa o cercare il colpevole in tutta questa storia.
Mi sono sempre piaciuti i contrari: una fine che conduce ad un inizio. Un punto che poi al capoverso successivo apre un nuovo paragrafo e una nuova parte del discorso. La chiusura che può portare ad una nuova apertura. Imparare a dire no, per poter di nuovo dire sì con la consapevolezza di essere nuovamente in grado di fare qualcosa, di donarmi.
early-morning-sunrise-on-school-house-road-400x393Ma per far questo serve che torni a curare la mia persona, me stessa.
E così, da un’incapacità cronica, dall’aver scoperto questa mancanza, ho deciso di lanciarmi in una nuova avventura, in un viaggio davvero diverso rispetto a quelli fatti negli ultimi mesi.
In viaggio con me stessa, per riscoprirmi, giorno per giorno in tutte quelle piccole cose che determinano chi io sia, che sia passato o presente poco importa, purché mi riguardi.
Egoismo?
Chiamiamolo in questo modo, ma se non si ha la forza di guardare dentro di sé, di trascendersi e di conseguenza conoscersi, come si può sperare di poter anche solo essere felici?
Mi infastidisce terribilmente essere diventata una di quelle che dice: “si sto bene ma non sono felice.”
Perché infondo che mi manca? Ho una vita che vale la pena d’essere vissuta, con i suoi guai e i suoi difetti e tutto quanto. Ma appunto, ho una vita.
Eppure sto bene e non sono felice.
Che fastidio.
Merito di più, merito immensamente di più. Merito di potermi dire che sono felice e sto bene, nella vita che sto vivendo.
Perché se voglio il cambiamento, se voglio la magia di un momento che cambi ogni cosa, devo essere pronta io ad accoglierla.
Io.
Nessun altro.
Ragion per cui oggi, parto da me.

E sì, un’ovvietà permettetemela, altrimenti questo post diventa troppo serio.

Capitolo Quarantadue – Paura e sentimenti

Ci vuole coraggio ad ammettere la verità, perché è molto più facile negarla e raccontarsi bugie e storie che fanno comodo e ti lasciano all’interno della tua bolla di sapone.La paura è comoda, così comoda che alla fine ci fai l’abitudine, perché la paura ti tiene al sicuro, nei luoghi che già conosci, con le persone di sempre nella vita di sempre.
E quando arriva il nuovo?
Lo lasciamo andare.
Non siamo capaci di allungare la mano e prenderlo, non siamo davvero capaci di afferrarla quella felicità.

23 giorni di questo 2017 e siamo qui a tirare le fila, le fila di quello che è stato in previsione di quello che sarà, perché infondo un anno che è passato ed è volato via ha lasciato dei piccoli tesori e dei piccoli insegnamenti da mettere a frutto in questo nuovo anno che verrà. E così viene fuori una riflessione su quanto la paura inquini i sentimenti e li renda ciechi, ci porti via occasioni.

16195218_1573758242638297_3104086966151518427_n

E partito tutto da quest’immagine qui capitata per caso mentre pigramente gironzolavo sulla mia Home di facebook in attesa della cena.
Non ricordo nemmeno chi l’ha condiviso, so solo che ha calamitato la mia attenzione.
Più tardi nel condividerla e tramite i commenti di due miei carissimi amici ho capito perché mi aveva colpita: è una canzone di Lucio Battisti, La collina dei Ciliegi.
Non la ricordavo, ero piccolina quando i miei la sentivano, il motivetto mi era familiare e anche le parole, ma una bimba dell’amore e della paura dei sentimenti che ne sa?
Riascoltarla oggi alla soglia dei trenta cambia davvero e ti porta a riflettere.

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole.

15965184_10211421940246255_770923488341975869_nQuante e ripeto quante occasioni perdiamo perché manchiamo di coraggio?
Il coraggio di tante cose, anche quello di assumerci le nostre responsabilità, non solo di rischiare o di fare quel qualcosa di cui abbiamo paura perché il rischio è alto.
Il coraggio è qualcosa che è tremendamente raro in ognuno di noi, ci vuole coraggio per cambiare e fare la scelta giusta, per non lasciare andare un’occasione e perdere quello che si ha fra le mani. Ci vuole coraggio ad ammettere la verità, perché è molto più facile negarla e raccontarsi bugie e storie che fanno comodo e ti lasciano all’interno della tua bolla di sapone.La paura è comoda, così comoda che alla fine ci fai l’abitudine, perché la paura ti tiene al sicuro, nei luoghi che già conosci, con le persone di sempre nella vita di sempre.
E quando arriva il nuovo?
Lo lasciamo andare.
Non siamo capaci di allungare la mano e prenderlo, non siamo davvero capaci di afferrarla quella felicità.

Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti

Questa sera me lo sono ripetuta tante volte: la paura taglia le gambe e ci ruba le occasioni, rovina e dilania, sporca ogni cosa, anche i sentimenti più puri, vengono rovinati da quella paura che si insinua nel momento in cui non sai più dove andare, non sai più cosa fare e se una scelta è migliore di un’altra e se magari non finirai con il farti male nel lasciare quello che in realtà già possiedi.
Le tue persone, il tuo io e le tue abitudini, la tua vita.
Così la paura prende piede, prende il posto dei sentimenti, prende il posto delle persone e guida la tua vita, la vive al posto tuo e chiude ogni porta.
Come un palazzo le cui fondamenta cadono a pezzi, ogni cosa davanti ai tuoi occhi cade e non ne rimane nulla.
Avere paura è giusto, ma non serve a niente lasciare che questa ci sostituisca, mi viene in mente quella frase in quel film con Hilary Duff, Cindarella Story che recita: Non lasciare che la paura di perdere ti impedisca di partecipare.immagineub1
Il dolore fa parte di noi, le perdite ci aiutano a capire come non ripetere gli stessi errori e ci cambiano in meglio, correre il rischio alle volte fa bene, perchè dietro la collina c’è il sole ad aspettarci, un mondo diverso.
Rischiare una caduta saltando è molto meglio che fissare l’altro punto e non saltare, l’ebbrezza del salto spesso ci ripaga di ogni cosa.
Vivere non è mai un difetto, anzi.
E i sentimenti che proviamo, qualunque essi siano, che ci piacciano o no, hanno importanza, dobbiamo avere coraggio di ammetterli, di lasciarli essere e di non tenerli nascosti o silenziosi o peggio lasciarli mischiare alle nostre paure e ai nostri dubbi.
Dobbiamo avere il coraggio di sentirli quei sentimenti e di pronunciarli ad alta voce, a qualunque costo, qualunque essi siano.
Non solo per gli altri, ma per noi stessi, sopratutto per noi stessi.
Dobbiamo avere coraggio, dobbiamo sempre avere coraggio.
E ripartire da quel punto, dal coraggio che abbiamo dimostrato e dalle parole che abbiamo pronunciato e di cui non abbiamo avuto paura.
Dobbiamo ripartire da quel punto, assolutamente.

Capitolo Quarantuno – #NonUnadiMeno

#NiUnaMenos.
Non una di meno.
Significa questo, significa che se toccano una di noi, toccano tutte.
Se sfiorano una sola di noi, sfiorano tutte.
E noi tutte, insieme, ci alziamo e diciamo NO.
Perché non deve ripetersi mai più, perché nessuna donna merita tutto questo, non merita la violenza di nessun tipo, fisica o psicologica che sia.
Una donna ha il diritto di essere donna così come Dio l’ha creata a immagine e somiglianza, creandola dalla costola dell’uomo non perché sia inferiore e sottomessa, ma perché sia pari a lui e sia sempre al suo fianco.

14702215_2009406215952769_4788595556642327624_n

“Sono seminudo, circondato dal sesso opposto… e mi sento protetto, non intimidito. Vorrei lo stesso per loro.”

La settimana scorsa (19 ottobre 2016) in Argentina per un ora le donne si sono fermate tutte smettendo di lavorare in segno di protesta e per dar voce all’ennesima vittima di violenza che ha perso la vita dopo aver subito barbarie indicibili. Si sono unite in tutta l’America latina al grido #NiUnaMenos per dar voce all’orrore subito da Lucia a Mar de Plata.

I have a dream.
Lo diceva tantissimi anni fa Martin Luther King nel suo discorso più celebre e conosciuto, diceva di avere un sogno, diceva di sognare un mondo migliore, pulito, senza orrori e guerre.
Quelle parole in un modo o nell’altro sono riuscite a segnarci e oggi un po’ come Martin Luther King anche io ho un sogno.
Sogno di potermi svegliare una mattina e sapere che nessuna donna, di nessuna razza, sesso, estrazione sociale o nazionalità è costretta ancora a subire violenza.
Sogno di svegliarmi e di aprire i social network e non trovare più notizie di ragazze arse vive dai fidanzati gelosi incapaci di un vero e reale amore, di bambine protette e non violate da chi ha il compito di proteggerle e crescerle oltre che rispettarle, di non vedere più il volto di una donna nel fiore dei suoi anni e leggere sotto che ha subito le peggiori violenze carnali e psicologiche.
Sogno un giorno così.
Un giorno in cui le donne siano libere, libere di vivere e passeggiare senza che un dannatissimo Mister X si senta leggittimato a seguirle e violentarle in un angolo di strada o sotto il portone di casa o peggio a rapirle e tenerle schiave, prigioniere, assoggettate ai peggiori desideri perversi che la mente umana possa anche solo pensare o ideare.

14650581_1113133195420506_2936804085743213755_nLucia a Mar de Plata è una di quelle donne, in Argentina, rapita lo scorso 8 ottobre e ritrovata qualche giorno fa al pronto soccorso, è stata lasciata là dai suoi aguzzini che si son presi la briga di ripulirla e vestirla di mettere su una graziosissima pantonimia per farla passare per la solita drogata che va in overdose.
Sì, hanno nascosto i cocci sotto al tappeto dopo aver fatto baldoria, è questo quello che hanno fatto.
Lasciata all’entrata ancora viva, agonizzante, ma viva.
Il tentativo i medici l’hanno fatto, ma per Lucia, 16 anni e prossima finire la scuola, non c’è stato nulla da fare.
Troppa violenza su quel corpo di giovane donna.
Violentata, torturata e impalata.
Impalata.
Ci rendiamo conto o no?
L’impalazione risale a Vlad Tepes e al medievo!
Con che coraggio si può fare una cosa del genere e stiamo parlando di comuni uomini non di leggendari signori della Valacchia posseduti dal demonio.
Gli aguzzini hanno un’età che oscilla dai 16 ai 42 anni. Non si scherza qui.
Lucia era poco più che una bambina, nel fiore dei suoi anni e con tutta la vita davanti, quest’anno avrebbe terminato le scuole.
E in Argentina lo sappiamo quant’è difficile vivere oltre che avere un’istruzione.
Lucia era una di quelle donne che il cervello ce l’hanno e ce lo mettono, brillante e intelligente con un futuro.
Un futuro che tre uomini, se cosi possiamo davvero chiamarli, le hanno tolto.
E come mesi fa l’America Latina si è fatta sentire con la manifestazione #estupronuncamais per portare avanti e far sentire il grido delle donne indignate per la sedicenne violentata dal branco e bullizzata sul web dai suoi stessi aguzzini, ancora una volta quel grido si è levato alto e forte con una manifestazione che ha avuto un seguito non da poco, il 19 ottobre scorso, tutta l’America Latina questa volta si è unita e ha sfilato per le strade a lutto al grido di #NiUnaMenos.
Non una di meno.
Significa questo, significa che se toccano una di noi, toccano tutte.
Se sfiorano una sola di noi, sfiorano tutte.
E noi tutte, insieme, ci alziamo e diciamo NO.
Perché non deve ripetersi mai più, perché nessuna donna merita tutto questo, non merita la violenza di nessun tipo, fisica o psicologica che sia.
Una donna ha il diritto di essere donna così come Dio l’ha creata a immagine e somiglianza, creandola dalla costola dell’uomo non perché sia inferiore e sottomessa, ma perché sia pari a lui e sia sempre al suo fianco.
La voce di questo popolo è forte, in America Latina si fa sentire, ma guardate anche altrove, in Polonia hanno costretto il governo a retrocedere sulle loro stesse decisioni in merito all’abolizione dell’aborto, in America la moglie di Obama, Michelle Obama, leva alto l’indice e sprona le americane a guardare avanti e Hilary Clinton è ad un passo dal diventare il primo presidente donna.
In noi risiede il miracolo della vita, siamo una forza.
Dio ci ha donato la gentilezza per amare ogni creatura esistente al mondo, non per essere inferiore al nostro simile.
E questo sarebbe bene ricordarlo o forse dovrei dire impararlo.

 

Articoli correlati:

Capitolo quaranta – Fede in Me stessa

Perchè è questo che dimentichiamo di avere: fede in noi stesse.
Siamo così abituate a farci piccole, a chinare il capo, a cedere il passo, ad addossarci ogni colpa ed errore da dimenticarci di aver fede in noi stesse e nella persona che siamo, nel futuro.
Chiniamo il capo fino a far cadere la corona, una corona che infondo ci spetta perché noi tutte meritiamo il meglio e anche di più.
Ma lo dimentichiamo molto spesso e in moltissime occasioni.
E’ questo l’errore, non tanto non aver fiducia in noi stesse, quanto dimenticare di avere quella fiducia in noi, di costruirla se manca.

pastis

Lui se ne andò e io piansi per una settimana.
Poi capii che ce l’ho, la fede. Fede in me stessa.
Fede che un giorno incontrerò qualcuno, sicuro che sono io quella giusta.

Nessun sommario in questo post, la frase o meglio la citazione tratta da Sex and the city pronunciata da Carrie è il mio unico solo punto di partenza, è un’esortazione e un monito a tutte noi, una frase che a parer mio dovremmo ripeterci ogni giorno, in ogni ambito della nostra vita.

Fede.

Fede in noi stesse. Fede nella persona che siamo, Fede nel futuro.
Parlo anche di quel tipo di Fede che alza gli occhi verso Dio, perché infondo fare un discorso senza di Lui renderebbe tutto ciò incompleto, la Fede in Dio è qualcosa che può solo spingerci avanti e a sperare, sperare nel meglio, è l’inizio, la nota d’apertura di questa melodia che sta a noi continuare, nel momento in cui ci ricordiamo ma anche costruiamo la fede in noi stesse.
Perchè è questo che dimentichiamo di avere: fede in noi stesse.
Siamo così abituate a farci piccole, a chinare il capo, a cedere il passo, ad addossarci ogni colpa ed errore da dimenticarci di aver fede in noi stesse e nella persona che siamo, nel futuro.
Chiniamo il capo fino a far cadere la corona, una corona che infondo ci spetta perché noi tutte meritiamo il meglio e anche di più.
Ma lo dimentichiamo molto spesso e in moltissime occasioni.
E’ questo l’errore, non tanto non aver fiducia in noi stesse, quanto dimenticare di avere quella fiducia in noi, di costruirla se manca.
Come recita una famosa pubblicità dello shampoo “perché io valgo”.
Sì, ognuna di voi, vale.
Avete, un valore inestimabile e ogni volta che vi sminuite, che vi fate piccole e insignificanti che cedere il passo o chinate il capo, sminuite quel valore.

Carrie in quella citazione parla del fatto che sicuramente lo troverà l’uomo giusto, quello che guarderà oltre il proprio naso e vedrà che lei è quella giusta, che lo è nella sua interezza, che non cercherà di cambiarla, che non le addosserà colpe inesistenti, non la vedrà sbagliata, la vedrà perfetta con i suoi difetti.
Mi torna in mente quella frase di “Vi presento Joe Black” che recita: “Come fai a sapere che ti ama?” “Perchè ha visto la parte peggiore di me e mi ama lo stesso.”
Le persone non possono essere cambiate, le persone possono essere accettate e amate, non plasmate a nostro piacere, se quella è l’intenzione fa un favore all’altra persona e non tanto a te stessa, lasciala andare. Non cambiarla, non influenzarla, lasciala andare. Ci sono dei doveri che abbiamo nei confronti degli altri, doveri morali, l’egoismo lasciamolo a casa, agiamo nel bene e nel meglio.
Ma tornando al nostro discorso, alla fede nella persona che siamo.
E’ un punto basilare, qualcosa in cui dobbiamo assolutamente credere, parlo di noi stesse.
La persona più importante della nostra vita siamo noi. Si, poi vi diranno che sono i figli, ma i figli sono l’amore più grande di una donna, non la persona più importante, quella persona siamo noi stesse.

In virtù di questo amore verso se stessi, che si trasforma in fiducia dobbiamo ricordare che cambiare per l’altro, per gli altri o per le situazioni che viviamo, per essere come gli altri ci vogliono, giuste per qualcosa o qualcuno, è sbagliato.
Chi non ci accetta per ciò che siamo realmente non ci rispetta nemmeno e senza quel rispetto decisamente non c’è via per andare oltre, non c’è modo per continuare o andare avanti. Siamo ad un vicolo cieco, perché infondo la via per continuare la costruiamo noi, abbattendo un muro a mani nude, facendoci del male.
Ecco perchè trovo basilare la frase di Carrie: la fede in me stessa, nel fatto che così come sono troverò la persona giusta per cui sono IO la persona adatta a lui, giusta per lui.
La fede in noi che deve spingerci ad essere fieri di ciò che siamo e non a vergognarci.
Si vergogna solo chi ha sbagliato non chi è semplicemente se stesso.
Si vergogna e punta il dito solo chi in realtà non riesce a guardare allo specchio il proprio riflesso e ad avere coraggio delle proprie azioni e dei propri errori.
E’ questo il punto, esclusivamente questo.
Molto meglio soffrire un po’ che recitare una parte e fingere di essere chi non siamo,no?
La nostra vita non è uno spettacolo, se mai è un’opera d’arte che aspetta di diventare un capolavoro, nè ne meno.
Ed è più che certo che, cambiare e mutare continuamente se stessi o farci piccole di fronte alle correzioni non richieste degli altri non ci porta a crearlo quel capolavoro.
Restiamo una pallida imitazione, probabilmente fedele all’originale, ma un’imitazione e le imitazioni non valgono abbastanza, anzi non valgono niente.

L’occasione giusta, il momento giusto, la persona giusta giunge sempre.
Proprio quando abbiamo perso le speranze.
Ciò che siamo è un dono, non dobbiamo mai dimenticarlo.

 

Articoli correlati:

Capitolo trentanove – De’ Medici

Io penso seriamente che questa sia una svolta per la fiction italiana.
I Medici sono la svolta che tutti noi aspettavamo nel panorama italiano, finalmente abbandoniamo le fiction che quasi son delle soap opera, per qualcosa di più concreto, di spessore e che riesce a tenere incollate le persone alla tv.
Mi è bastato guardare Facebook sta sera mentre guardavo le prime due puntate per capire, che molti di noi hanno abbandonato le tastiere per godersi due ore in tranquillità alla tv, per gustarsela questa season premiere.

i-medici-poster-copertina
Medici –  the masters of Florence. Per noi italiani I Medici, senza sottotitoli, noi chi più e chi meno i Medici li conosciamo. Una piccola e significativa riflessione sulla season premiere di ieri su Rai 1, ben due episodi, i primi due episodi. Parliamone insieme, pro e contro di questa nuova serie che sembra aver portato una ventata di aria fresca nella fiction italiana.

 

Io penso seriamente che questa sia una svolta per la fiction italiana.
I Medici sono la svolta che tutti noi aspettavamo nel panorama italiano, finalmente abbandoniamo le fiction che quasi son delle soap opera, per qualcosa di più concreto, di spessore e che riesce a tenere incollate le persone alla tv.
Mi è bastato guardare Facebook sta sera mentre guardavo le prime due puntate per capire, che molti di noi hanno abbandonato le tastiere per godersi due ore in tranquillità alla tv, per gustarsela questa season premiere.
Devo anche dire che la scelta di lasciar lo spazio giusto, nè troppo nè poco alla pubblicità l’ho apprezzata, nell’era dello streaming e del re-watching decisamente la pubblicità è quel granello di polvere che ci spinge a dire no ad un programma televisivo.
Per chi non lo sapesse e per chi di storia ne mangia poca, ma è davvero raro sopratutto visto che parliamo de I Medici, si tratta di una delle famiglie che ha dominato il panorama italiano nel periodo del Rinascimento e che ha permesso che Firenze passasse alla storia come una grande città, la Signoria, la Repubblica, il Brunelleschi sono tutti nomi legati a loro, che ruotano intorno alla famiglia Medici.
I Medici li troviamo a Firenze, ma in altre parti di Italia troviamo altre famiglie che come ho già detto concorrono a dar forza e lustro alla penisola: gli Sforza a Milano, i Borgia a Roma con il papato, gli Este a Ferrara e i Dogi a Venezia.
Quando parliamo di Rinascimento assolutamente non parliamo solo d’arte ma anche di queste grandi famiglie e di questi poli di cultura e rinnovamento appena citati, resi tali dalle famiglie che hanno governato per secoli su quelle terre.
I Medici partono dal basso, divengono grandi e fanno della loro città una potenza, potenza della famiglia e potenza della terra. Nel primo episodio quest’idea è forte, sono dei banchieri, giocano con il denaro ma anche con il potere, tirano le fila di ogni ambito, i-medicisfruttandolo a dovere. Se andate a scavare nella storia dei Medici troverete quanto sono stati grandi, eclettici e lungimiranti.
Ma anche qui vi è la calunnia, se i Borgia sono gli incestuosi, i Medici sono gli Usurai, ma il segreto qui per essere una grande famiglia e far passare alla storia il proprio nome è quello di tirar dritto e proseguire verso l’obiettivo: la gloria che conquista il capo famiglia è gloria della città, lustro per i propri figli e memoria per chi verrà dopo. Ogni cosa è finalizzata alla grandezza e alla realizzazione.
La calunnia e la congiura, la storia ci insegna che per quanto bene faranno, saranno ostacolati, ma non anticipo nulla.
Andiamo all’episodio, anzi agli episodi.
Questa season premiere convince. Per me è assolutamente sì.
Stiamo parlando di storia signori miei, storia nel vero senso della parola, sono fatti storici quelli visti sullo schermo, sicuramente romanzati, ma il punto è questo: è storia.
Nell’epoca in cui viviamo la tv che viene strumentalizzata per far tanto schifo, nel momento in cui ci troviamo davanti ad un prodotto come I Medici, dobbiamo apprezzarlo.
E il perché è assai semplice chi più e chi meno, con la scusa della fiction, con la scusa dell’attore che piace, quella fiction la guarderà e sicuramente imparerà qualcosa.
Qualcosa resterà.
Magari uno su due vedrà la storiella d’amore e buona notte ai suonatori, ma all’altro qualcosa resterà, ogni strumento è adatto per conoscere la storia, può essere un punto d’inizio per un approfondimento.
Poi devo essere sincera porre i fatti in questo modo, rendere gradevole i dialoghi, dar ad ognuno di loro una dimensione umana, che si avvicini a noi, alle nostre vite, pur conservando quell’idea di grandezza a cui i Medici aspirano, aiuta. L’ho apprezzato.
Il pregio di questa serie è che avvicina la storia al nostro vissuto.
E’ un cast stellare, le attrici sono molto brave, Miriam Leone mi è piaciuta particolarmente nel ruolo di Bianca quella lavandaia romana che guarda alla realtà per quella che era al tempo: con la bellezza non ci si riempie la pancia, per questo si fa convincere a lasciarlo.
Era un periodo duro.
Dustin Hoffman è eccelso nel ruolo di Giovanni De Medici, nel ruolo del padre di famiglia che non ha dimenticato chi è e chi è stato e che ha come unico obiettivo la grandezza della sua famiglia. Amo e odio questo personaggio, in buona parte lo capisco, il profondo senso del dovere, lo si capisce.
Vogliamo parlare di Alessandro Preziosi e del suo Brunelleschi?
L’entrata in scena, vi rammento solo quella: “Siete dei folli, dei pazzi, non sapete fare nulla.” e bum con un gesto, con la sua teatralità che è propria del Preziosi, li zittisce tutti. Brunelleschi era un genio folle, lui è riuscito a farci arrivare quest’idea.
tumblr_o8rg9rzdkk1s4pqyso3_r1_250“Ma perché non l’avete detto davanti agli altri?” “Perchè mi ruberebbero il genio spacciandolo per loro”. Il tono, la gestualità, le parole. Semplicemente perfetto.
E poi arriviamo a Richard Madden, che abbiamo lasciato nella disfatta del nord con Robb Stark morto e lo rivediamo qui, signore di Firenze.
Magistrale.
Il contrasto fra il Cosimo di ventanni e il Cosimo dell’età adulta, che ha preso il posto del padre è da togliere il fiato, posso dirlo?
Il ragazzo pieno di sogni, disilluso al matrimonio, con il freddo e calcolatore signore di Firenze che muove in silenzio e nell’ombra i fili del potere.
“Sono il figlio di mio padre.” o ancora “Io agisco dove ho spazio per agire.” E questo lo dice di fronte all’irruenza del fratello che non comprende quanto ogni loro mossa, dopo la morte del padre sia un rischio e una spada che può calare su di loro da un momento all’altro.
In due episodi assistiamo ad una crescita che gioca fra il passato e il presente in cui è ambientata la serie.

Una cosa soltanto mi ha davvero fatto storcere il naso: i riferimenti storici che mancano, mi sarebbe piaciuto sentire il nome del papa eletto o il nome del papa a cui Lorenzo chiede udienza, quello è un elemento che sicuramente ti aiuta a contestualizzare il periodo. Ma anche un banalissimo cenno alle date, invece di quel “vent’anni prima” bastava mettere e quindi dilungarsi: XXXX data – vent’anni prima. Una piccolezza che sicuramente non avrebbe guastato nulla, anzi avrebbe aiutato e reso migliore il tutto.

E’ una serie che sicuramente promette bene, c’è la giusta dose di intrigo e la giuste dose di storia, è un liberamente tratto da, per carità divina, lo è eccome, ma non è un documentario di Piero Angela, è una fiction, una serie televisiva.
La Rai questa volta ha messo a segno un gran colpo, perché il prodotto finale non è assolutamente banale e stucchevole, risulta essere leggera e allo stesso tempo di spessore.
Le interpretazioni degli attori ci permettono tutto questo, i dialoghi, la storia per come gli sceneggiatori l’hanno ideata ci permette tutto questo.tumblr_oebpiz8vqu1rjjyjio3_500
Non è il solito polpettone della Rai, non è la solita musica con questa serie televisiva, siamo oltre il target a cui la Rai ci ha abituati e se in molti siamo giunti a guardare gli episodi per Madden, uscirne positivamente stupiti e con l’idea di continuare, perchè abbiamo apprezzato non solo l’ambito puramente visivo, ma anche il contenuto… questo vuol dire qualcosa, questo sicuramente è qualcosa.
Poi beh, l’ironia che molti fan di Got, sono riusciti a intravedere nei primi due episodi… è quanto dire.
C’è ironia, ci sono le gioie (queste sconosciute!) ci sono degli ottimi attori e una grande storia e inoltre i costumi (voci dall’alto mi suggerisce che è così) sono italiani, made in Tirelli. E’ roba nostra, i Medici sono roba nostra.
E per una volta lo streaming sottotitolato tocca agli americani.